Università; revisione numero chiuso

Scienza & Tecnologia

Tuzi (M5S): “Orientamento e più posti disponibili. Numero aperto? Siamo distanti”

“Finalmente, grazie al proficuo lavoro in commissione Cultura, siamo vicinissimi alla revisione del sistema di accesso alle facoltà a numero chiuso”. La dichiarazione è da ascrivere a Manuel Tuzi, deputato del M5S e relatore della proposta di legge a prima firma D’Uva sulla revisione delle modalità di accesso ai corsi universitari. Per capire meglio i contorni di una proposta di legge che potrebbe rivoluzionare le modalità di accesso agli studi di alta formazione nel nostro Paese, Alessio Moriggi della trasmissione “Open Day” ha contattato proprio Manuel Tuzi.

“Con la proposta di legge che presenteremo non cerchiamo di fare altro se non rispettare il dettato costituzionale, quello secondo cui tutti i capaci e i meritevoli devono avere possibilità di accedere al corso di laurea che più desiderano –ha affermato Tuzi-. Con la norma che abbiamo messo a punto presto ci auguriamo di superare la normativa attuale garantendo il primo anno di corso aperto a tutti attraverso un tronco sanitario comune costituito da alcune di quelle facoltà sanitarie e scientifiche dove oggi rimangono parcheggiati gli studenti in attesa di riprovare il test di medicina. Inoltre, ci sarà una sorta di preparazione pre-universitaria, dove i ragazzi che sentono di avere questo tipo di predisposizione, avranno modo di formarsi attraverso corsi online, MOOC, che le università erogheranno in sinergia col MIUR”.

“Si sta lavorando con i partners di governo e c’è sicuramente accordo sull’aumento della platea dei partecipanti ai test, con un ipotizzabile 20% in più già dal prossimo anno. Quando stileremo la proposta definitiva, sapremo spiegare in che modo creare questo tronco sanitario che consentirà agli studenti di essere selezionati in itinere. Anche per la fase successiva ci sarà una revisione, e da medico parlo con cognizione di causa di quel collo di bottiglia che è rappresentato dagli accessi alle scuole di specializzazione. C’è necessità ed esigenza di cambiare i contratti, le retribuzioni ed aumentare le borse”.

“Per quanto riguarda i fondi, io sono convinto che prima di ogni cosa ci sia bisogno di qualità e di un certo tipo di formazione strutturata che dovrà coinvolgere, ad esempio, anche gli ospedali territoriali, dove si vive concretamente la formazione pratica di un medico. L’obiettivo è formare il maggior numero di persone, da qui ad immaginare un numero aperto credo si sia ancora distanti”.