Un racconto oltre il silenzio. Dal fronte greco ai campi di internamento

Cultura & Società

Pubblicato il libro delle memorie dell’internamento di guerra del Preside giovinazzese Gaetano Garofalo

Curato dalla Fondazione Memoria della Deportazione di Milano, con il titolo “Un racconto oltre il silenzio. Dal fronte greco ai campi di internamento del Terzo Reich” (a cura di Sonia Gliera, con introduzione di Raffaella De Franco e la presentazione di Massimo Castoldi, PensaMultimedia) questo libro ripercorre la storia degli Internati Militari Italiani e riporta la testimonianza del Preside Gaetano Garofalo, originario di Giovinazzo in provincia di Bari, autore di numerose pubblicazioni di filosofia.

In realtà questo testo di Gaetano Garofalo nasce da una testimonianza orale raccontata al figlio Manrico e alla figlia Liboria e da lei trascritta. Garofalo scelse di rievocare quelle vicende della sua vita a oltre quarant’anni dal loro svolgimento, avendo sperimentato crudeltà e cattiverie, apparentemente più forti dello spirito, della ragione e dell’etica connaturate alla sua impostazione di filosofo e di docente. Così solo nel 1985 raccontò la sua esperienza di guerra e prigionia: dall’addestramento militare in Italia, al fronte greco, all’internamento nei campi di prigionia di Benjaminovo e di Oberlangen.

Il racconto del prof. Garofalo è a tratti drammatico nella ricostruzione di quanto visto e vissuto. Non manca qualche ricordo di intensa emozione, come quando rievoca con un commilitone giovinazzese la festa della Madonna di Corsignano che in quell’agosto di guerra non poteva godere delle luminarie e della festa tipica del paese, straziato da perdite e lutti, o quando riferisce – fedele alla sua missione intellettuale – di impiegare nella lettura le ore passate al freddo in piedi in attesa dell’appello, motivo per cui fu oggetto di denuncia da parte di un malvagio delatore.

Il volume, oltre ai testi dei curatori della Fondazione, contiene l’introduzione e la postfazione della nipote del Garofalo, Raffaella de Franco, docente di Bioetica presso l’ateneo barese, che ben ha precisato i contorni dell’animo dello zio e il senso e il motivo della pubblicazione.

Si tratta sicuramente di un libro importante non solo per rendere onore alla memoria del preside Garofalo ma anche per far conoscere una realtà che ha drammaticamente coinvolto oltre 700mila soldati italiani internati in Germania dopo l’8 settembre 1943 e usati come lavoratori nelle campagne e nelle fabbriche tedesche. Di questi circa 70mila sono morti di malattia, freddo e deperimento. Il prof. Garofalo è stato un sopravvissuto e con queste sue memorie postume ha suscitato interesse per una realtà ignorata a lungo ed emersa grazie ai ricordi suoi e di altri come lui che hanno subito crudeltà indicibili per testimoniare con la loro vita l’attaccamento al dovere e l’amore per la patria.

In particolare emerge il senso del dovere del Garofalo, ligio fino alla fine: “Ora … ho fatto il mio dovere; non avrei altro da dire. Per questo periodo ho dato a tutti, specie alla mia famiglia, l’esempio di spirito di dedizione, di generosità nel compiere il mio dovere; non mi sono mai ritirato da qualsiasi missione anche pericolosa che mi hanno affidato”.

Agostino Picicco