Etiopia: Boeing sotto accusa ma l’Europa non ferma i ‘737 Max’

Politica & Diritti

Trovate le scatole nere del Boeing dell’Ethiopian Airlines caduto ieri con la morte di 157 persone (8 italiani), una sarebbe danneggiata. Sospetti intanto, secondo una delle ipotesi piu’ accreditate, su un software che gestisce i dati su flusso d’aria e angolo di attacco dell’ala. Primi stop a terra dei Boeing 737 max: oltre all’Ethiopian, decisione analoga dalla Cina e dall’Indonesia, cosi’ come da Cayman Airways. Si attiva l’agenzia europea sicurezza aerea (Easa) con un monitoraggio, ‘ma e’ presto per decidere’. L’Agenzia nazionale sicurezza volo (Ansv) designa un esperto per l’inchiesta. Il gruppo Usa affonda a Wall street, -12,80% il calo maggiore dal 2001.

Sull’Addis Abeba-Nairobi viaggiavano 149 passeggeri ed 8 membri dell’equipaggio, di 35 nazionalita’. Otto le vittime italiane: volontari, funzionari e un noto archeologo. Alla Farnesina bandiere a mezz’asta quale omaggio a coloro che collaboravano con i programmi per l’Africa. Anche la Procura di Roma apre un’inchiesta.

L’Agenzia Ue per la sicurezza aerea: troppo presto per prendere una decisione ma stiamo monitorando. Pechino e Addis Abeba, invece, lasciano quegli aerei a terra. Ritrovata la scatola nera: le cause dell’incidente ancora da chiarire. La procura di Roma apre un’inchiesta sulle 8 vittime italiane. Si lavora al recupero dei resti.

La compagnia aerea Ethiopian Airlines ha ritirato a tempo indeterminato la sua flotta di velivoli Boeing 737-8 Max dopo lo schianto del volo diretto da Addis Abeba a Nairobi con a bordo 157 persone. E’ quanto reso noto dalla stessa compagnia in un comunicato. “Anche se non conosciamo ancora la causa dell’incidente, siamo stati costretti a mettere a terra la flotta come misura extra di sicurezza”, si legge nella nota, ripresa dalla stampa etiope. La decisione segue quella gia’ annunciata dall’Ente regolatore cinese dell’aviazione civile (Caac), che ha ordinato a tutte le compagnie aeree del paese di sospendere l’impiego dei veivoli Boeing 737 Max. Fra le vittime dello schianto, avvenuto subito dopo il decollo del velivolo dall’aeroporto di Addis Abeba, ci sono anche otto italiani, come confermato ieri dalla Farnesina. Fra le vittime, l’archeologo e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, Sebastiano Tusa, il presidente della rete di Ong Link 2007, tre componenti della onlus bergamasca Africa Tremila (il presidente Carlo Spini, sua moglie Gabriella Vigiani e il tesoriere Matteo Ravasio), e tre impiegate presso le agenzie delle Nazioni Unite (Virginia Chimenti, Rosemary Mumbi e Maria Pilar Buzzetti).

Tra i 33 passeggeri che viaggiavano verso Nairobi, le autorita’ hanno riferito la presenza di 32 kenioti, 18 canadesi, nove etiopi, otto cinesi, otto statunitensi, sette britannici, sette francesi, sei egiziani, cinque olandesi, quattro indiani, quattro slovacchi e due russi, dipendenti della banca Sberbank. Sul fronte delle prime indagini sul disastro aereo, si e’ appreso che il pilota del volo Ethiopian Airlines precipitato aveva comunicato le difficolta’ e chiesto il permesso di tornare indietro subito dopo il decollo. Lo ha reso noto l’amministratore delegato della Ethiopian, Tewolde Gebremariam, in una conferenza stampa ad Addis Abeba. Il pilota aveva ricevuto l’autorizzazione a rientrare, ma non ha fatto in tempo. “I controlli e la manutenzione di routine effettuati sul velivolo non hanno mai rivelato alcun problema”, ha sottolineato il manager che ha specificato che il Boeing 737 “era un aereo nuovo di zecca consegnato alla compagnia nel novembre del 2018”.

La Procura di Roma ha aperto un’indagine sulla morte degli otto italiani coinvolti nel disastro aereo del Boeing 737 della Ethiopian Airlines. Il fascicolo e’ coordinato dal procuratore Giuseppe Pignatone ed al momento e’ senza indagati ne’ ipotesi di reato. Tra le vittime dell’incidente, che si e’ verificato poco dopo il decollo da Addis Abeba, l’archeologo siciliano Sebastiano Tusa, il presidente dell’Ong Link 2007, Paolo Dieci, alcuni appartenenti ad una onlus di Bergamo e due ragazze impegnate nel programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

“L’Associazione Nazionale Piloti (Anp), a seguito dell’incidente aereo avvenuto ieri, 10 marzo, del Boeing 737 Max 8 della compagnia Ethiopian e a cinque mesi da quello della Lion Air verificatosi in Indonesia con la stessa tipologia di aeromobile, ha richiesto all’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile (Enac) di intervenire su tutte le compagnie italiane che hanno in uso questa tipologia di aeromobile, mettendo a terra le macchine e facendo i controlli necessari”. Lo si legge in una nota dell’Associazione.

Dopo la Cina, anche l’Indonesia ha ordinato alle compagnie aeree locali di lasciare a terra pe ri ispezioni i nuovissimi Boeing 737 Max 8, dopo che un velivolo dello stesso tipo, della Ethiopian Airlines, si e’ schiantato ieri in Etiopia uccidendo 157 persone. Il Boeing737 Max 8 era stato coinvolto anche nel disastro della Lion Air, in cui l’anno scorso in Indonesia sono morte 189 persone. Intanto, anche l’Autorita’ per l’aviazione civile della Mongolia ha annunciato la sospensione dei voli con Boeing 737 Max 8 della compagnia di Stato, MIAT Mongolian Airlines.