RADICI: progetto radici per l’Italia nel Mondo e il mondo in Italia

Politica & Diritti

Emigrati, 2018: fuga dall’Italia. In un anno via in 285mila: siamo tornati ai livelli record degli Anni 50

Nuova emigrazione – Secondo le elaborazioni Idos, le cifre sono più del doppio di quelle ufficiali

Se la cosiddetta “emergenza immigrazione”, con i suoi drammi umani e le sue polemiche politiche, occupa le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg, c’è un altro fenomeno migratorio in Italia più consistente ma più trascurato: l’emigrazione degli italiani. Secondo i dati elaborati dal centro studi Idos (organizzazione indipendente sponsorizzata tra gli altri da Unar, Caritas e Chiesa Valdese) nel 2017 se ne sono andati dall’Italia circa 285 mila cittadini. È una cifra che si avvicina al record di emigrazione del Dopoguerra, quello degli anni ‘50, quando a lasciare il Paese erano in media 294 mila Italiani l’anno.

L’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati, per la precisione all’ ottavo, dopo il Messico e prima di Viet nam e Afghanistan.

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, presentando il rapporto annuale dell’Istituto. “Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione e mai dell’emigrazione dei giovani, del vero e proprio youth drain cui siamo soggetti”, ha detto Boeri, “la fuga all’estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni non sembra essersi arrestata neanche con la fine della crisi. Nel 2016, l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell’Anagrafe italiani residenti all’estero, abbiamo perso altre 115.000 persone, l’11% in più dell’anno precedente. E potrebbe essere una sottostima”. È proprio sull’ipotesi di sottostima a cui ha accennato Boeri che hanno lavorato i ricercatori dell’Idos. “I dati ufficiali, quelli dell’Istat”, spiega il presidente Luca Di Sciullo, “si riferiscono alle cancellazioni anagrafiche registrate dall’Aire, ma la cancellazione dal comune di residenza non è un obbligo, molti italiani si trasferiscono senza spostare la residenza, anche se poi la fissano nel nuovo Paese”. Per ottenere dati più realistici si è guardato agli archivi dei principali paesi d’accoglienza, relativi ad adempimenti obbligatori come la registrazione di residenza o la copertura previdenziale. Mettendo insieme questi dati viene fuori che la cifra registrata dall’Istat, circa 114 mila italiani espatriati nel 2017 (in linea con il 2016) va moltiplicata per 2,5, portando il dato a 285 mila persone, un flusso che è aumentato del 50% negli ultimi 10 anni.

Chi espatria, va principalmente in Europa (Germania e Gran Bretagna in testa). E se fino al 2002 il 51% degli emigrati con più di 25 anni aveva al massimo la licenza media, ora quasi un terzo sono laureati. Questa “fuga di cervelli” per il Paese rappresenta una perdita in tutti i sensi. Ogni emigrato istruito è infatti come un investimento che se ne va: mediamente 164 mila euro per un laureato, 228 mila un dottore di ricerca, secondo i dati dell’Ocse. Circostanza che però non ne fa necessariamente i candidati per lavori più qualificati.

Secondo il “Rapporto italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes, la maggior parte continua a trovare impiego in occupazioni poco qualificate, ristoranti e pizzerie in cima alla lista.

Scelta comunque preferibile a quella di rimanere con le mani in mano, o accettare quei lavori a intermittenza e sottopagati che nel mercato del lavoro italiano sembrano essere diventati la principale prospettiva per i giovani.

La nostra emigrazione nel mondo dimostra che siamo il Paese con più emigranti, pertanto, la Storia Siamo Noi!

Se volessimo essere ottimisti potremmo dire che in fondo è la globalizzazione. Che dalle regioni con più connessioni con l’economia mondiale i giovani vadano a lavorare all’estero è cosa buona e giusta, fisiologica, e non c’è da preoccuparsi, anzi.

L’Italia è oggi il sogno, per alcuni avveratosi, di molti immigrati provenienti dai paesi più poveri dell’Europa e del mondo. Ma in passato non è stato così. Gli Italiani infatti sono stati protagonisti dei più grandi flussi migratori della storia tra Otto e Novecento.

Nell’Ottocento l’arretratezza agricola spinse migliaia di lavoratori, che vivevano in situazioni precarie, ad abbandonare la penisola alla ricerca di una vita e un futuro migliori.

All’inizio, negli anni precedenti l’Unità italiana, si trattava di migrazioni all’interno della stessa Europa, le cui mete preferite erano Paesi come Francia, Svizzera, Germania.

Ma l’emigrazione italiana iniziò in modo consistente dopo l’Unità quando, circa undici milioni di italiani, si avventurarono oltreoceano con vecchie navi lasciando l’Italia e dirigendosi verso i Paesi dell’ America Latina, Brasile e Argentina poiché proprio in quei territori vi era una maggiore richiesta di manodopera nelle industrie e perché in quei Paesi vi erano abbondanti territori incolti che sarebbero potuti essere trasformati in campi adatti all’agricoltura e all’allevamento.
A partire dal 1890 l’Italia fu investita da un secondo flusso migratorio, conosciuto come new migration.

Gli Stati Uniti, che in quegli anni stavano vivendo una crescita economica senza pari nella loro storia, furono la principale meta per circa quattro milioni di italiani, soprattutto uomini adulti, provenienti dal sud Italia che abbandonarono temporaneamente la loro Patria.

Temporaneamente perché il vero intento dei migranti era quello di fare fortuna all’estero e di usare i soldi guadagnati in patria per alleggerire la situazione di crisi che l’Italia si trovava a vivere in quegli anni.

Il denaro proveniente dall’estero, le cosiddette “rimesse”  infatti, aiutò molto l’Italia permetten-dole di acquistare le materie prime di cui aveva bisogno ed estinguere i debiti contratti con altri Paesi.

Proprio per questi motivi l’emigrazione fu appoggiata da numerose forze politiche che vedevano in essa un’ ottima occasione per  i contadini per uscire dalla miseria e risollevare l’economia dell’intera penisola, un altro vantaggio non di poco conto portato dall’emigrazione fu il desiderio di imparare a leggere e scrivere che aveva fatto nascere nelle persone.

I proprietari terrieri invece non condividevano affatto la tesi di politici e studiosi perché, a causa della carenza di manodopera, si videro costretti ad aumentare notevolmente i salari.

Questo flusso migratorio cessò con lo scoppio della grande, poi riprese con la crisi che fece cadere l’intera Europa nel baratro e cessò definitivamente quando la voglia di mantenere il benessere raggiunto fino ad allora negli USA sfociò con la diffusione della xenofobia ossia della paura del diverso che spinse il governo statunitense ad attuare provvedimenti che limitassero l’entrata di italiani e degli altri europei nel territorio americano.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1945, l’ondata migratoria coinvolse l’Italia meridionale e insulare ma questa volta le mete ambite furono Paesi dell’ Europa: all’inizio gli italiani vennero attratti dagli alti salari che offriva il Belgio, successivamente si spostarono in Germania e in Svizzera dove vi era una richiesta di manodopera nelle industrie metal meccaniche.

Il flusso migratorio verso l’estero cominciò a diminuire intorno agli anni Sessanta quando in Italia ci fu il boom economico che fece nascere, nel nord Italia, piccole e medie industrie che, per funzionare, avevano bisogno di manodopera. Iniziò così una forte migrazione interna che “obbligò” i contadini e i braccianti del sud ad abbandonare il Meridione, povero, arretrato ed ad economia agricola e a trasferirsi al Nord in cerca di lavoro e di una vita più dignitosa contribuendo allo sviluppo non solo del Settentrione, ma a quello dell’intera Nazione.

In tal modo molte aree del Mezzogiorno si spopolarono mentre i Paesi industrializzati del Nord si sovraffollarono. 

RADICI: IL PROGETTO RADICI

Il nosro progetto mira ad promuovere l’unione dei nostri connazionalei alla terra d’origine e intendiamo farlo con l’Associazione degli Italiani nel Mondo ‘ANIM‘, https://italianinelmondosite.wordpress.com, e con il giornale on line RADICI, progetto-radici, che nasce proprio per sottolineare il patrimonio storico, culturale ed umano legato al grande esodo migratorio dalle Regioni del Sud che coinvolse l’Italia a partire dalla fine del 1800 e che ha riguardato più di 27 milioni di persone,e possiamo tranquillamente dire, senza timore di essere smentiti, che abbiamo un’altra Italia all’estero.

Un itinerario ricco e suggestivo che mostra beni materiali ed immateriali a corredo di questa importante storia.

Il Progetto Radici diviene simbolo dell’Italianità emigrata che ritrova appunto le proprie radici in un  itinerario ricco e suggestivo nelle Regioni e nei Paesi di provenienza che mostra beni materiali ed immateriali a corredo di questa importante pagina di storia.

Attraverso il viaggio compiuto che ha per protagonista l’emigrante con tutti gli addii, l’incontro e lo scontro con il Paese straniero di emigrazione,la nostalgia, le gioie e i dolori quotidiani, l’integrazione nella nuova realtà, le sconfitte e le vittorie, il confronto e la riflessione sulla l’immigrazione di oggi si perviene alla necessità di assicurare ai nostri concittadini emigrati un ritorno ai Paesi d’origine del Sud per la riscoperta dei valori culturali che li legano ancora, anche dopo tanti anni trascorsi all’Estero alla loro Terra d’origine.

Intendiamo proporre al visitatore un rinnovato percorso semantico, fatto di visite guidate ai beni artistici, religiosi, monumentali ed enogastronomici del territorio per la promozione delle nostre imprese all’estero, con uno sguardo particolare alle produzioni agroalimentari, alle aziende agrituristiche che sono nate nell’ultimo periodo, ai luoghi e alle tradizioni culturali dei propri  avi a conoscere le testimonianze e documentari che tracciano il viaggio identitario di questa storia del nostro passato, il cui slogan può essere il seguente: Essere italiani è un orgoglio!

Si tratta,quindi,di un Progetto di nuova concezione che favorisce l’incontro dei nostri connazionali con significativo ritorno nella Terra d’origine, come abbiamo già fatto un’attenzione particolare per le classi più giovani che non conoscono e non hanno mai conosciutola bellezza dei luoghi, la qualità della nostra terra accogliente e gentile, dei prodotti dell’agricoltura, le nostre strutture agrituristiche, il nostro mare,  l’ospitalità degli italiani che non esitano a dimostrare la nostra accoglienza, le nostre imprese che attendono con ansia di conoscere nuovi mercati attraverso le realtà estere. Insomma culture e popolazioni diverse ma che devono ritrovarsi per scoprire le proprie radici.

Il progetto è aperto alle adesione di cittadini, imprese, associazioni,Enti locali che condividono la nostra passione.

redazione@progetto-radici.it