Gli anni della ribellione contadina 1943-47 di Michele Gismundo

Cultura & Società

Nel libro di Michele Gismundo gli anni della ribellione contadina

1943-47 – Nell’intervento del prof. Pietro Pepe il quadro politico.

Giovanni Mercadante

Prof. Michele Gismundo

La presentazione del libro dell’autore Michele Gismundo “La ricostruzione a Gravina in Puglia 1943-47” svoltasi nella sala consiliare del Comune di Altamura venerdì 1 febbraio 2019, è stata l’occasione per il prof. Pietro Pepe, politico di lungo corso e già presidente del Consiglio della Regione Puglia, di analizzare il contenuto per un suo intervento.

Il merito, di aver portato la pubblicazione all’attenzione del pubblico altamurano, va al presidente dell’Associazione  “ALGRAMA”, avv. Gianni Moramarco, col cui sodalizio sta portando avanti progetti culturali di grande respiro che accorpano le tre comunità murgiane: Altamura-Gravina-Matera, da cui appunto la derivazione dell’acronimo.

In soccorso della riflessione di P. Pepe vi è anche l’illuminante e qualificata prefazione dell’emerito docente di storia prof. Pietro Elia. Il volume ha accolto il favore della Scuola Media Statale di Gravina intitolata al Cap. Nunzio Ingannamorte, i cui studenti potranno leggere e apprezzare questo documento che ha caratterizzato la Comunità gravinese ed il territorio murgiano nel periodo storico 1943-47;  non sottovalutando valenza educativa e didattica del del volume, perché utile a conoscere la dura realtà in particolare dei contadini di Gravina, ma anche delle città murgiane di Altamura, di Spinazzola, di Minervino tutte impegnate a lottare per il pane e il per il lavoro, assediate com’erano da una lunga e grave crisi economica.

Leggendo il libro si coglie il senso vero dell’indagine, rivolta a descrivere la povertà e la vita dei braccianti in un periodo storico del secolo breve, segnato da due inutili guerre mondiali e da tante tragedie immane.

Questa drammatica vicenda sociale ha altresì ispirato i canti popolari dei Fratelli Cicolecchia in particolare del Maestro Andrea Cicolecchia, consigliere provinciale che li guida e li dirige sempre in modo magistrale, apprezzati soprattutto per la loro forza poetica e per la genuina espressione di civiltà contadina.

Non nascondo che questo libro mi ha dato la sensazione, dice il prof. P. Pepe,  di compiere un viaggio in quella stessa Murgia raccontata dal mio concittadino prof. Tommaso Fiore negli scritti dalla prigionia negli anni 20 del Novecento, nel suo libro “Il popolo di formiche”.

Così scriveva “Mi chiederai come ha fatto questa gente a scavare e ad allineare tanta pietra. Penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. 

Questa è la Murgia più aspra e più sassosa: per ridurla a coltivazione. Facendo le terrazze non ci voleva meno della laboriosità di un popolo di formiche.

 Prof. Pietro Pepe

Gismundo, inoltre,  si inspira per molti aspetti al libro successivo di T. Fiore dal titolo “Il cafone all’inferno” scritto nel II dopoguerra. Lo rende un viaggio nel presente ed è un forte invito a conoscere e a scoprire le radici della propria terra. Per dirla sempre con T. Fiore “è beato chi conosce la propria terra”.

Da profondo studioso di storia locale l’autore descrive con competenza il duro conflitto tra i padroni e i braccianti, racconta lo scontro politico tra i principali partiti di quel periodo che avevano trovato la loro forza, e la loro inspirazione nelle correnti culturali dominanti in quel tempo come l’anarchismo, il socialismo scientifico, il comunismo, il liberalismo ed il cattolicesimo. Evoca sia gli episodi di resistenza e di profughi della II Guerra Mondiale che gli effetti negativi  disastrosi derivanti dalla presenza di nostalgici nazionalismi e fascismi.

Pepe, tuttavia, prima di affrontare i temi del libro, pone in evidenza il profilo culturale, sociale, politico dell’autore e delle sue radici nostrane.

Nasce del 1949 a Gravina, orgoglioso di essere figlio di un contadino, padre di 5 figli, che venera per i valori e i principi che gli ha trasmesso: quali la dignità, il rispetto verso gli altri, l’onestà, il lavoro, la serietà e tanta carità cristiana che è doveroso evidenziare.

È anche un romanzo storico fatto di storie vere e Gismundo è lo storiografo che concorre a far conoscere in modo efficace il difficile cammino di Gravina per iniziare a respirare il profumo della libertà e della Democrazia.

Complice la sua tesi di laurea, l’autore esprime tutta la sua abilità di sociologo nell’osservare la realtà sociale e nel consultare i documenti e gli archivi pubblici e privati. Percorre, così, i sentieri della memoria collettiva che incrociano la storia dell’Italia e fa emergere le voci e le persone attive, come l’avv. Musacchio, impegnato assieme ad altri a combattere crimini e prepotenze di un mondo egoista espresso da alcuni proprietari, eredi di una anacronistica visione feudataria.

Nello scritto dall’autore viene fuori la rappresentazione di una città sovversiva, antifascista e anticlericale che mette in primo piano il serio malcontento dei ceti popolari manifestato con scioperi continui, fermenti misti ad atti di violenza e alla occupazione delle terre demaniali e private.

Rileva l’autore che a Gravina la Bandiera Rossa aveva preso il posto del Tricolore per la numerosa presenza di socialisti e comunisti, utilizzando una nota ufficiale del commissario straordinario inviata al Prefetto di Bari. Da aggiungere  che a Gravina fu costituito il “Comitato Nazionale di Azione” e che solo dopo un po’ di tempo prenderà il nome di “Comitato Nazionale di Liberazione” che tenne a Bari nel 1944 il suo primo congresso, presenti Di Vittorio-Fiore-Genco e Moro.

Nel libro uno dei protagonisti della lotta dei braccianti è certamente il Sen. Michele Calia; Gismundo gli dedica il suo ultimo capitolo per un doveroso riconoscimento ad un personaggio, a suo giudizio, dimenticato dai più.

L’autore, continua Pietro Pepe, fa  vedere attraverso il suo lavoro, il mondo rurale di Gravina ribelle con biografia di personaggi che sembra parlino in prima persona.