Cultura & Società

Il minareto distrutto. Nella foto in basso, nel 2010

di Melissa Bertolotti

Ricostruire il minareto della moschea degli Omayyadi di Aleppo simbolo della Siria, prima con un modellino in 3D, poi nei suoi 45 metri di altezza. Un obiettivo possibile grazie a un professore in pensione dell’Università Politecnica delle Marche, Gabriele Fangi, i cui rilievi tecnici realizzati prima della guerra risultano fondamentali per portare avanti un progetto volto a ridare identità a una Siria martoriata da quasi otto anni di conflitto. Era l’agosto del 2010 quando Fangi si recò in Siria per documentare, con immagini ad alta risoluzione, il minareto che l’Università di Aleppo aveva provveduto a restaurare tre anni prima, nel 2007. E sono suoi gli unici rilievi fotografici che permettono ora la ricostruzione.

”Avevo con me un’attrezzatura leggera, una macchina fotografica e un treppiedi, le autorità siriane non mi avrebbero permesso di portare altro – racconta ad Aki Adnkronos International – ma era tutto quello che mi serviva per la fotogrammetria sferica”. Si tratta di una tecnica messa a punto dallo stesso Fangi, già docente di Topografia e Cartografia all’Università di Ancona, che consiste nell’effettuare rilievi tecnici fotografici ad altissima risoluzione e nel procedere poi alla ricostruzione di un modellino in 3D. Allora era una passione, che ha interessato il minareto di Aleppo come altri 28 monumenti siriani, oggi è una testimonianza vitale. Perché il minareto, patrimonio dell’Unesco costruito nel 1090, è stato distrutto nel 2013 a causa della guerra.

minaretto come era prima

L’ultimo viaggio di Fangi in Siria risale all’ottobre dello scorso anno su invito del ‘Syrian Trust for Development’. ”I lavori di ricostruzione del minareto di Aleppo sono iniziati il primo novembre scorso – ci spiega l’ingegnere – Ci sono circa 1300 blocchi di pietre calcaree da sollevare, identificare, rimettere al loro posto. Non è possibile farlo con tutti, alcuni sono andati distrutti”. Il rilevamento effettuato da Fangi nel 2010 risulta fondamentale perché ”dopo il restauro del 2007, le autorità siriane non hanno prodotto alcuna documentazione ad alta risoluzione e si servono delle mie fotografie per procedere all’identificazione”.

Secondo l’esperto si riuscirà a ”identificare il 70% delle pietre” e si potrà procedere a ricostruirne di ”nuove nel rispetto del vecchio, in base alle tecniche di restauro”. In vista anche una collaborazione tra l’Università delle Marche e quella di Aleppo. ”Il governatore di Aleppo mi ha promesso la cittadinanza onoraria – dichiara – Andrò a insegnare agli studenti come si effettua un rilievo di un monumento”. Infine, Fangi sottolinea: ”Sono stato di fatto ospite dal governo, ma il mio unico obiettivo è ricostruire i monumenti siriani. La mia presenza lì non equivale a esprimere un sostegno ad Assad. Vorrei solo la pace per la Siria e che si procedesse per la ricostruzione”.