Cronaca

Reddito di cittadinanza e Quota 100 sulla rampa di lancio: la bozza del decreto che li introduce è infatti pronta ed è al vaglio dei tecnici del governo gialloverde. Chi è in condizione di povertà a partire da aprile 2019 potrà chiedere il Reddito di cittadinanza firmando un patto per il lavoro che impone l’impegno alla formazione, alla ricerca attiva del lavoro e all’accettazione di offerte di lavoro congrue e si potrà andare in pensione se si sono raggiunti a fine 2018 almeno 62 anni di età e 38 di contributi e nello stesso mese. “E’ istituito a decorrere dal mese di aprile 2019 il reddito di cittadinanza” che per “i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componente di età pari o superiore e 65 anni assume la denominazione di pensione di cittadinanza” si legge nella bozza del decreto. Il ministero dello Sviluppo Economico sarà responsabile del monitoraggio dell’attuazione e pubblicherà, ogni anno, un rapporto che sarà consultabile sul sito internet del ministero. Sono 1,437.000 i nuclei familiari beneficiari, pari a 4.559.579 persone, prevede ancora la bozza, per un costo incluso gli stranieri di 8.526.606.259 euro.

REDDITO DI CITTADINANZA

A chi spetta, chi ne è escluso, durata, obblighi
Per richiederlo occorrono una serie di requisiti. Per i cittadini residenti in Italia, occorre che lo siano in maniera continuativa “da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda”. Il reddito verrà erogato a chi “è in possesso della cittadinanza italiana o di paesi facenti parti della Ue, ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero proveniente da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo”. La cittadinanza italiana, la residenza in Italia o il permesso di soggiorno non sono gli unici requisiti richiesti. Secondo quanto riportato nella bozza, infatti, potranno richiedere il reddito di cittadinanza – che può essere percepito “per un periodo continuativo non superiore ai 18 mesi”- i cittadini in possesso di un Isee inferiore ai 9360 euro; un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di 30mila euro; un valore patrimoniale mobiliare non superiore ai 6mila euro, soglia accresciuta di 2000 euro per ogni componente familiare, fino a un massimo di 10mila euro, e di 5000 euro per ogni componente con disabilità. Ai beneficiari del reddito di cittadinanza “che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro i primi 12 mesi di fruizione del RdC è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità” nei limiti dei 780 euro mensili. Escluso dal reddito chi possiede auto di cilindrata superiore ai 1600 cc, moto superiori ai 250 cc sarà, così come i proprietari di auto “immatricolate per la prima volta nei sei mesi antecedenti alla richiesta del reddito di cittadinanza”. E il divieto, si legge ancora nella bozza, riguarda tutto il nucleo familiare. “Nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario”, si specifica, di tale tipo di veicoli. Esclusi anche gli intestatari “a qualunque titolo o aventi piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto”. Esclusi inoltre “i soggetti che si trovano in stato detentivo” e “coloro che sono ricoverati in istituti di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica”.

La prima offerta di lavoro sottoposta entro i primi sei mesi al beneficiario del reddito potrà arrivare al massimo da 100 km di distanza dalla residenza. La bozza fissa poi a 250 km la distanza per la seconda proposta, da sottoporsi fra il 6° e il 12° mese. A partire dal 12° mese l’offerta potrà essere quindi sottoposta da tutta Italia, purché il beneficiario sia in nuclei familiari senza minori e senza disabili. Nel secondo ciclo di reddito di cittadinanza (dal 19° al 36° mese), si legge, “tutti, anche con figli minori devono accettare l’offerta di lavoro su tutto il territorio nazionale, pena la decadenza del beneficio”. Passati 12 mesi, senza nessuna offerta di lavoro, la prima offerta può arrivare entro 250 km. I beneficiari del reddito di cittadinanza sono infatti obbligati ad accettare “almeno una di tre offerte congrue” di lavoro.

Per offerte “congrue” si intende quelle “entro 100 chilometri di distanza dalla residenza nei primi 6 mesi di fruizione, entro i 250 chilometri oltre il sesto mese di prestazione e in caso di rinnovo, se assenti non ci sono nel nucleo familiare minori o persone con disabilità, “ovunque sul territorio italiano”. Oltre ad “accettare almeno una di tre offerte congrue”, nella bozza vengono elencati anche una serie di ‘obblighi’ come “accettare di essere avviato ai corsi di formazione o di riqualificazione professionale” e “sostenere colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione. “Il beneficio economico è erogato attraverso la Carta RdC”, si legge ancora. “Oltre al soddisfacimento delle esigenze previste per la carta acquisti, la Carta Rdc permette di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile non superiore ad euro 100 per un singolo individuo”. “E’ fatto divieto – si specifica – del consumo di beni e servizi che provengono dal gioco di azzardo e che portano alla ludopatia, pena la revoca del beneficio”. Secondo l’articolo 7 dedicato a ‘Cause di decadenza e sanzioni’ riportato nella bozza, “chiunque nell’ambito della procedura di richiesta del reddito, con dolo, fornisce dati e notizie non corrispondenti al vero, incluso l’occultamento di redditi e patrimoni a fini Isee o di dichiarazioni fiscali, al fine di ottenere il RdC, è punito con la reclusione da uno a sei anni, oltre alla decadenza del beneficio e al recupero di quanto indebitamente percepito, comunque disposti anche in assenza di dolo”.

Inoltre chi perde il beneficio del reddito di cittadinanza “rimane fuori per 18 mesi, e solo dopo 18 mesi si può ri-accedere”. Chi assume a tempo pieno e indeterminato un beneficiario di reddito di Cittadinanza, senza licenziarlo per 24 mesi, ha diritto – si legge – a uno sgravio contributivo pari alla differenza fra 18 mensilità di RdC e quello già goduto: un importo massimo di 780 euro che potrà essere aumentato di una mensilità in caso di assunzione di soggetti svantaggiati e donne, per una durata non inferiore a 5 mensilità (6 nei casi già citati).

QUOTA 100
Finestre temporali, Ape social e proroghe, Opzione donna
Per quanto riguarda la sperimentazione triennale prevista nella bozza di decreto per la pensione, per il triennio 2019-2021 si potrà andare in pensione anticipata a 62 anni di età e 38 di contributi. Il requisito relativo all’età anagrafica, però, si legge ancora, sarà “successivamente adeguato agli incrementi della speranza di vita”. Per maturare il diritto all’accesso sarà possibile, si legge ancora nella bozza, cumulare gli eventuali contributi maturati in altre gestioni anche se quota 100 “non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Un limite questo cui fanno eccezione quei redditi da lavoro autonomo “occasionale” per un massimo di 5mila euro lordi annui e valido fino “alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia”. La prima finestra per i privati per andare in pensione è aprile 2019 mentre la prima per i pubblici è luglio 2019: nel primo caso devono aver maturato i requisiti di 62 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2018 (con una decorrenza di 3 mesi), mentre per i lavoratori pubblici la decorrenza è pari a sei mesi. Sempre per i lavoratori pubblici è previsto un preavviso alle amministrazioni di almeno sei mesi.

L’accesso alla pensione anticipata è consentita, si legge ancora nella bozza di dl, “se risulta maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne. In questo caso il diritto alla decorrenza delle pensione una volta maturati i requisiti è trimestrale. Abrogazione degli incrementi di età legati all’aumento della speranza di vita invece per i lavoratori precoci che conseguiranno a partire dal 1 gennaio, il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti stessi. Proroga ma solo per un anno, fino al 31 dicembre 2019, anche dell’Ape sociale per particolari categorie di lavoratori disagiati.

Il diritto al trattamento pensionistico anticipato ricalcolato con il metodo contributivo infatti è riconosciuto per le donne nate entro il 31 dicembre 1959 che abbiano maturato una anzianità contributiva pari o superiore ai 35 anni. Per dare “piena attuazione” alle disposizioni contenute nel decreto è autorizzata una spesa di 50 mln di euro per l’assunzione di personale da assegnare alle strutture dell’Inps.