«La forza della vocazione», e le gravi discriminazioni di Bergoglio

Cultura & Società

“Avvenire” del 1 dicembre, pubblica un estratto del libro «La forza della vocazione», di papa Francesco, intitolando: “Papa Francesco: no ai sacerdoti omosessuali”. Ne trascrivo alcune righe dalle quali appare evidente la posizione discriminatoria del papa nei riguardi dell’omosessualità e quindi delle persone omosessuali.

“Nelle nostre società sembra addirittura che l’omosessualità sia di moda e questa mentalità, in qualche modo, influisce anche sulla vita della Chiesa”.

Ma che significa? Come fa una “tendenza omosessuale innata” (n. 2358 del Catechismo) a sembrare una moda? La moda si crea, si sceglie. Alle volte questo Papa sembra non rendersi conto di quel che dice. Purtroppo verba volant, scrpta manent. Ma vediamo in che cosa consiste la discriminazione nei riguardi delle persone omosessuali.

“Quella dell’omosessualità è una questione molto seria, che occorre discernere adeguatamente fin dall’inizio con i candidati, se è il caso. Dobbiamo essere esigenti… Un religioso mi raccontava che, mentre era in visita canonica a una delle province della sua congregazione, era rimasto sorpreso. Vedeva che bravi giovani studenti e anche alcuni religiosi già professi erano gay. Egli stesso aveva dubbi sulla cosa e mi ha domandato se in questo vi era qualcosa di male. «In definitiva – diceva – non è tanto grave; è soltanto un’espressione di affetto». È un errore. Non è soltanto un’espressione di affetto. Nella vita consacrata e in quella sacerdotale non c’è posto per questo tipo di affetti. Per questa ragione, la Chiesa raccomanda che le persone con questa tendenza radicata non siano accettate al ministero né alla vita consacrata. Il ministero o la vita consacrata non sono il loro posto. I sacerdoti, i religiosi e le religiose omosessuali vanno spinti a vivere integralmente il celibato e, soprattutto, a essere perfettamente responsabili, cercando di non creare mai scandalo nelle proprie comunità né nel santo popolo fedele di Dio vivendo una doppia vita. È meglio che lascino il ministero o la vita consacrata piuttosto che vivano una doppia vita”.

Ecco, il discorso ultimo andrebbe fatto tale e quale per tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose, sia eterosessuali sia omosessuali. Tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose, infatti, secondo la Chiesa, vanno spinti a vivere integralmente il celibato, tutti devono essere responsabili, nessuno deve creare scandalo nelle proprie comunità né nel santo popolo fedele di Dio vivendo una doppia vita. Oppure no? Oppure per i sacerdoti, i religiosi e le religiose eterosessuali la Chiesa può chiudere un occhio? Oppure per il Papa i peccati sessuali dei preti omosessuali sono gravi, e lievi o inconsistenti i peccati sessuali dei preti eterosessuali? Due pesi e due misure, questa la grave discriminazione. Il Papa stabilisce che a differenza delle persone eterosessuali, le persone omosessuali non possano osservare la castità e per questo non debbano essere accettate al ministero né alla vita consacrata. Si fida delle persone eterosessuali, e non si fida delle persone omosessuali. Evangelico!

Renato Pierri