Italia in crisi?

Politica & Diritti

Da noi, il 2018 si avvia alla conclusione con una percentuale di disoccupazione ancora a due cifre (10,5%). Ora, esaminando la realtà di casa nostra, solo il 21% dei disoccupati dichiara di svolgere qualche lavoro occasionale. Non abbiamo difficoltà a crederci. Il Bel Paese resta in fibrillazione. La questione, quindi, appare sempre complessa e variegata. Per un tortuoso complesso di motivi, i conti non tornano. Questa Esecutivo dovrà dissipare le perplessità di molti italiani e sarà un banco di prova per i partiti che lo rappresentano.

Si configurano, però, poche scelte per ridare vitalità a un’economia vittima anche di una speculazione che, forse, poteva essere evitata. L’aliquota dei disoccupati, e quella dei giovani alla ricerca di una prima occupazione, è a quota “28”. Come a scrivere che si perde, o non si trova più lavoro, sopra la soglia dei ventotto anni. Nel resto dell’UE questa quota è, mediamente, a “35”. Senza essere degli economisti, appare evidente che quando il Prodotto Nazionale Lordo (PIL) da noi non ha neppure raggiunto l’uno per cento in positivo, è impossibile negare la presenza di un processo economico manchevole.

Secondo il nostro modo di vedere, anche il 2019 sarà ancora caratterizzato da una contrazione dei consumi e, forse, con un fronte governativo ancora da capire.  Molto dipenderà anche dal nostro futuro profilo a livello UE. Le premesse, alle porte delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, non sono confortanti. Del resto, i nostri politici hanno ancora molto da addottrinarsi per evitare possibili figuracce. Viviamo, infatti, in un Paese in forte crisi d’identità sociale. Neppure possiamo, almeno per ora, azzardare dei confronti tra questo Governo e i precedenti dell’ultimo ventennio. Essere in “crisi” socio/economica, infatti, ha assunto un ben più scoraggiante primato.

Giorgio Brignola