Contraddizioni e assurdità nel racconto biblico della Creazione

Cultura & Società

Ancora oggi molti cristiani prendono alla lettera i primi versi della Genesi, non conoscendo gli studi cattolici e soprattutto protestanti. Così, ancora oggi bisogna spiegare a tanti che il racconto della Creazione o, per essere precisi, che i due racconti della Creazione non sono una cronaca delle origini del mondo e dell’umanità. Prendendoli alla lettera, quei versetti, ci si viene a trovare davanti a contraddizioni e assurdità. Stando ad uno dei racconti, ad esempio, l’uomo sarebbe stato creato per ultimo, stando all’altro sarebbe stato creato per primo.

Il versetto 1, 3 riferisce che la luce fu creata al primo giorno, i versetti 1, 14 – 19 riferiscono che il sole e la luna e le stelle (la luce vale a dire), furono creati al quarto giorno. I primi versetti del capitolo 4 ci raccontano che Caino e Abele erano dediti alla coltivazione dei campi e alla pastorizia, attività riscontrabili solo qualche millennio prima di Cristo. Il versetto 4,17 riferisce tranquillamente che Caino “divenne costruttore di una città che chiamò Enock”. Il Signore dopo il peccato di Eva e Adamo (mi sembra giusto ogni tanto menzionare prima Eva), condanna il serpente a strisciare sul ventre. Prima era provvisto di zampe? E che dire della creazione della donna? “Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»… il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo… ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo”.

Questo il motivo? Creò la donna, il Signore, per rimediare alla solitudine dell’uomo? Allora si dovrebbe pensare che avvenne la stessa cosa quando creò la leonessa. Il leone si sentiva solo soletto. Il Signore, prudente, lo addormentò e gli estrasse una costola con la quale plasmò la leonessa. Stessa cosa per la gatta. Il gatto si sentiva solo soletto… Ho concluso scherzando un po’. Ma la conclusione è che le Scritture vogliono insegnare, per dirla con Galileo, «come si vadia al Cielo, e non come vadia il Cielo», espressione che lo scienziato dichiarò aver  inteso “da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado”. Con molta probabilità il cardinale Cesare Baronio.

Renato Pierri