A Molfetta commemorazione di Rodolfo Caputi

Politica & Diritti

MOLFETTA – Trent’anni fa ci lasciava Rodolfo Caputi, già consigliere comunale, assessore e vice sindaco nonché fondatore e primo presidente dell’Associazione Molfettesi nel Mondo, che ora gli è intitolata.
Proprio l’Associazione ha voluto commemorarlo con una serata a lui dedicata, presso la Parrocchia San Gennaro. Sabato, 17 dicembre, alle ore 18.30 verrà celebrata una messa in suffragio dei soci e degli emigranti molfettesi defunti. Dopo la celebrazione, alle 19.30, Rodolfo Caputi sarà ricordato attraverso le testimonianze di Antonio Caputo, socio fondatore dell’Associazione, e di don Giuseppe de Candia, padre spirituale. Concluderà il sindaco Tommaso Minervini. Modererà Angela Amato, presidente del sodalizio.
Seguirà un concerto di marce funebri eseguite dal Gran Complesso bandistico “Santa Cecilia – Città di Molfetta” diretto dal Mº Pasquale Turturro. Oltre ad alcune delle più amate marce tradizionali, sarà eseguita la marcia funebre “Migrantes”, scritta da don Giuseppe, in onore dei molfettesi emigrati. L’evento commemorativo è patrocinato dal Comune di Molfetta.
“Il merito di Rodolfo Caputi – spiega Angela Amato – è quello di aver inseguito con caparbietà il sogno di tenere legati alla loro città di origine i molfettesi sparsi nel mondo, dando loro un ruolo e una dignità, facendoli sentire parte della comunità cittadina. Un antesignano delle battaglie per ottenere il diritto di rappresentanza per gli italiani all’estero.”
Se si pensa che trentasette anni fa, quando è nata l’Associazione Molfettesi nel Mondo, non c’erano internet e i socialnetwork e i contatti erano tenuti solo attraverso lettere e costose telefonate o mediante impegnativi viaggi transcontinentali, si può intuire come sia stata coraggiosa l’attività di Caputi e della sua associazione. Non è un caso se, ancora oggi, il ricordo di Rodolfo Caputi resta vivo nelle comunità di molfettesi all’estero. In Argentina, in Venezuela, in Australia, negli Stati Uniti ancora gli dichiarano gratitudine e affetto e ancora serbano le foto delle sue visite insieme a don Tonino Bello, il vescovo che subito sposò e incoraggiò l’idea di riallacciare i legami con quella parte di città costretta a partire lontano per cercare il lavoro, il pane per le proprie famiglie.