Papa Francesco: vergogna morire a causa dell’acqua insalubre

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 Papa Francesco: è un’immane vergogna morire a causa dell’acqua insalubre

Messaggio di Papa Francesco ai partecipanti alla Conferenza internazionale sul tema dell’accesso all’acqua potabile per tutti. Tale accesso – scrive il Pontefice – deve essere riconosciuto come un “diritto che scaturisce dalla dignità umana, dunque incompatibile con la concezione dell’acqua come una qualsiasi merce”.

Amedeo Lomonaco – Marco Guerra –  Città del Vaticano

“L’acqua è fondamentale per la vita. In tante zone del mondo, nostri fratelli e sorelle non possono avere una vita dignitosa proprio per la mancanza d’accesso all’acqua pulita. Le drammatiche statistiche della sete, soprattutto la situazione di quelle persone che si ammalano e spesso muoiono a causa dell’acqua insalubre, è un’immane vergogna per l’umanità del XXI secolo”. E’ quanto scrive Papa Francesco nel messaggio inviato ai partecipanti alla Conferenza internazionale, apertasi oggi nela sede della Pontificia Università Urbaniana ed incentrata sul tema: “La gestione di un bene comune: l’accesso all’acqua potabile per tutti”.

Ho avuto sete…

“ “Dal punto di vista della fede – scrive il Papa – in ogni uomo assetato percepiamo la stessa immagine di Dio, come leggiamo nel Vangelo di Matteo: ho avuto sete e non mi avete dato da bere”. ”

Accesso all’acqua negato anche per interessi economici

Nel messaggio il Pontefice sottolinea, inoltre, che la situazione è aggravata da fenomeni preoccupanti, come il commercio di armi e la corruzione: “Purtroppo – scrive Francesco – in molti dei Paesi in cui la popolazione non ha un accesso regolare all’acqua potabile non manca la fornitura di armi e munizioni che continuano a deteriorare la situazione! La corruzione e gli interessi di un’economia che esclude e che uccide prevalgono troppo spesso sugli sforzi che, in modo solidale, dovrebbero garantire l’accesso all’acqua”.

L’impegno della Chiesa

In questo quadro così critico, sono urgenti risposte a livello internazionale: “Le statistiche della sete – spiega il Papa – richiedono volontà e determinazione, e tutti gli sforzi istituzionali, organizzativi, educativi, tecnologici e finanziari non possono venir meno”. “La Santa Sede e la Chiesa – ricorda il Papa – sono impegnate a favore dell’accesso all’acqua potabile per tutti. Questo impegno si manifesta in molteplici iniziative quali la realizzazione di infrastrutture, la formazione, l’advocacy, l’assistenza alle popolazioni in pericolo il cui approvvigionamento in acqua è compromesso, tra cui i migranti, e il richiamo a quell’insieme di riferimenti etici e di principi che scaturiscono dal Vangelo e da una sana antropologia”.

Dati allarmanti

Secondo recenti stime, oltre 2,1 miliardi di persone vivono senza avere acqua utilizzabile nelle proprie case. Le statistiche della sete, come ricordato anche dal Papa, sono drammatiche: almeno un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile. Sono inoltre tra i 3 e i 4 miliardi le persone che non hanno a disposizione una quantità sufficiente di acqua potabile. In base a dati dell’Unicef, ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate all’acqua non pulita e alle scarse condizioni igienico-sanitarie. L’acqua contaminata porta malattie come tifo, colera e dissenteria, poliomelite e diarrea. Un quadro  drammatico che, per Save The Children, è legato alla morte di 1 bambino su 5 sotto i cinque anni.

La Conferenza sull’accesso all’acqua potabile

La sfide lanciate dall’Enciclica Laudato si’ riguardanti la tematica dell’acqua sono state raccolte dal Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale e dalla Pontificia Università Urbaniana che oggi hanno dato vita al convegno multidisciplinare: “La gestione di un bene comune: accesso all’acqua potabile per tutti”, in collaborazione con le ambasciate di Francia, Italia, Stati Uniti e Monaco presso la Santa Sede.

Indispensabile l’apporto della cultura

In particolare le discussioni sul tema dell’acqua, sono state affrontate partendo dal contributo e dal ruolo della cultura, delle religioni e della spiritualità. Le altre sessioni hanno poi riguardato le questioni dell’indispensabile cooperazione internazionale e della responsabilità ma anche la dovuta diligenza a tutti i livelli di governance. Per l’occasione sono state presentate anche delle buone pratiche portate avanti in alcuni contesti locali dell’Amazzonia e dell’Africa dove le risorse idriche sono minacciate dalle costruzioni di grandi centrali idroelettriche e pure dalle coltivazioni intensive, dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento dei grandi fiumi.

Fornire un contributo ai prossimi impegni internazionali

L’obiettivo che la Conferenza si è prefisso è triplice: esaminare la situazione globale e valutare i progressi compiuti così come l’impasse e i fallimenti, con lo scopo fondamentale di fornire acqua a chi è assetato; reiterare, ancora una volta, la visione dell’acqua come bene comune, essenziale per la vita, destinato all’intera famiglia umana, sottolineando la necessità di un approccio radicato nella responsabilità, senza trascurare i contributi della spiritualità e della cultura; fornire un contributo utile e stimolante ai prossimi impegni e incontri internazionali sull’acqua.

La dimensione spirituale dell’acqua

La dimensione culturale e spirituale dell’acqua è stata, dunque, al centro dei dibattiti della mattinata. Luca Pandolfi, ordinario di antropologia all’Urbaniana, mons. Bruno-Marie Duffé, segretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, Abdelmajid Tribak, esperto dell’Organizzazione culturale ed educativa Islamica e Svamini Hamsananda Ghiri, vice presidente dell’Unione Induista Italiana, hanno parlato dell’acqua come elemento primigenio di tutte le Sacre Scritture delle religioni e dell’acqua come legame sacro condiviso tra tutti gli esseri viventi sulla terra. È stato inoltre messo in risalto che l’accesso all’acqua potabile è un diritto umano essenziale, perché determina la sopravvivenza delle persone. Le religioni insegnano inoltre che, come dono di Dio, l’acqua non può essere oggetto di mercimonio, e dal momento che la vita umana non si ferma con la morte, ogni uomo è responsabile delle risorse del Creato, che devono essere tramandate alle generazioni future.