La ragnatela di Soros per il controllo delle elezioni in Europa

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Mariya Gabriel, commissaria europea al Digitale, annuncia che vigilerà sulla nostra campagna elettorale «per difendere la democrazia». Come? Tramite i gruppi anti fake news sostenuti dallo speculatore USA.C’è un grande burattinaio dietro la campagna contro le fake news che sta infiammando il dibattito politico di mezzo mondo. Si chiama George Soros. Sembra quasi una barzelletta, perché il magnate della finanza e creatore della Open society foundationspunta ogni volta che si parla di simili iniziative liberticide.Eppure c’è ben poco da ridere: non si tratta di una faccenda per complottisti, ma di realtà.

Alla fine di agosto del 2017, i vertici dell’Unione europea annunciano di voler creare una «task force» che si occupi di contrastare le fake news dilaganti. Nel novembre dello stesso anno, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, incarica Mariya Gabriel di gestire la pratica. Chi è questa signora? Lo ha spiegato bene FrancescaTotolo in un’approfondita inchiesta pubblicata da Il Primato nazionale. La Gabriel è bulgara, europarlamentare per due mandati, già vicecapogruppo del Partito popolare europeo. Il 7 luglio del 2017 è stata nominata commissario europeo per l’Economia e le società digitali.

Ed è dall’alto del suo prestigioso scranno che ieri ha rilasciato una lunga intervista al Quotidiano nazionale, per spiegare che l’Ue «vigilerà sulle elezioni italiane». «Anche quando non sono illegali», ha spiegato la Gabriel, «le fake news si stanno propagando a un ritmo inquietante, minacciano la reputazione dei media e lo stato di salute delle nostre democrazie».

Oh, ma come sono attenti alla nostra salute, questi euroburocrati. Pensate: sono preoccupati per la democrazia e, dice la Gabriel, sono pronti a definire «ciò che è necessario a livello europeo per proteggere i cittadini e salvaguardare i nostri valori e le nostre democrazie». Curioso che un manipolo di politicanti non eletti protegga la democrazia…

Mariya Gabriel, però, è davvero disposta a tutto: «Intendiamo occuparci di tutti i diversi aspetti delle fake news», ha detto, «in particolare fake news su temi sociali e politici. I vari processi elettorali, come quello in corso in Italia, saranno evidentemente presi in considerazione». Ovvio: il Grande fratello UE deve vigilare sulle nostre elezioni, la Gabriel è lì apposta.

Ecco perché è interessante notare come il nome di questa signora compaia più e più volte in un documento rilasciato dalla Open society di Soros, intitolato “Reliable allies in the European parliament” (2014-2019), il quale elenca i politici europei che da cui è lecito aspettarsi «supporto ai valori della Open society durante la legislatura 2014-2019».

Insomma, è un catalogo di amici più o meno stretti di Soros. Non solo: la Gabrielpartecipato più volte, in qualità di moderatrice, a conferenze ed eventi organizzati da Open society. Ma andiamo avanti, perché l’ombra del magnate si estende ben oltre la signora Gabriel. Per creare la task force contro le fake news, la Commissione europeasi è avvalsa della consulenza di un altro organismo, ovvero la European external action service East stratcom task force.

Questo gruppo è stato creato nel 2015 grazie all’intervento di Federica Mogherini, alto commissario UE per gli Affari esteri. L’obiettivo dichiarato era quello di «combattere le campagne di disinformazione condotte dalla Russia». Benché sia stata istituita dall’Unione e da essa finanziata, la East stratcom produce un documento che, formalmente, «non rappresenta una posizione ufficiale dell’Ue». Già questo è abbastanza curioso, come ha notato un articolo del think thank Gefira.

Il documento in questione si chiama Disinformation review, ed è sostanzialmente un elenco – del tutto arbitrario – di siti Web colpevoli di fare disinformazione a favore dei russi. La East stratcom, per redigere la sua simpatica «lista dei cattivi» si avvale della consulenza di organizzazioni specializzate nella lotta alle fake news. Tra queste c’è Kremlin watch, una associazione ceca che – come dice il nome – monitora le attività del Cremlino per conto di European values, un’organizzazione più ampia di stampo europeista.

Sapete chi la finanzia? Indovinate… Ovviamente la Open Society di George Soros, che nel 2016 le ha versato ben 380.000 euro. Riepilogando. La Commissione europea ha incaricato Marya Gabriel (amica di Soros) di creare una task force contro le fake news.

La Gabriel si è servita della consulenza di un altro organismo UE ideologicamente orientato, che tra i suoi partner vanta associazioni pagate da Soros medesimo. Ma non è ancora finita.

Il 15 gennaio del 2018, la famigerata task force (chiamata Gruppo di alto livello per la lotta alle fake news) è diventata operativa. È composta da 39 esperti, guidati dalla giurista olandese Madeline de CockBuning. L’obiettivo del gruppo è quello di «determinare la portata del fenomeno della disinformazione, definire i ruoli e le responsabilità delle parti interessate, comprendere la dimensione internazionale, fare il punto delle posizioni espresse e formulare raccomandazioni».

Tra i 39 esperti di cui sopra ci sono anche alcuni italiani. Uno di questi è il giornalista Gianni Riotta, acerrimo nemico di tutte le bufale mediatiche (tranne quelle da lui diffuse). Altro membro interessante della squadra è Federico Fubini, celebre firma del Corriere della Sera. Perché interessante? Beh, perché Fubini fa parte dell’European advisory board della Open society foundation di George Soros. Volenti o nolenti, sempre lì finiamo… il nostro caro magnate, come spiega Francesca Totolo, finanzia anche molti altri Think Thank e organismi internazionali che combattono le fake news a vari livelli. Per esempio il Poynter insitute, che collabora addirittura con Facebook, noto per aver invitato (era il 2011) i media americani a minimizzare la minaccia jihadista.

Poi c’è Media matters for America, molto vicino ai democratici statunitensi. E ancora il Centre for public integrity, organizzazione con sede a Washington a cui fa capo il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, delle cui inchieste si serve pure Repubblica. A noi, però, interessa approfondire le iniziative che riguardano l’Italia.

Anche perché sono piuttosto numerose. Come se non bastassero le varie task force europee, all’inizio del 2018 l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, aveva annunciato che la polizia si sarebbe occupata anche di contrasto alle fake news.

Ad affrontare la materia sarà il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche. I cittadini italiani potranno andare sul sito e troveranno l’apposito modulo per la delazione. Il controllo occhiuto delle istituzioni, però, non è ancora sufficiente. Ecco perché è stata messa in campo un’altra iniziativa ministeriale contro la «disinformazione». A realizzarla ci aveva pensato l’ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, anche lui in quota Pd. Si tratta di una Consulta permanente per il contrasto ai crimini e ai discorsi d’odio, composta – come spiegano i documenti ufficiali – «da rappresentanti delle associazioni, agenzie, comunità, fondazioni e unioni religiose, rappresentative dei diversi ambiti di contrasto alle condotte d’odio e che hanno già fornito il loro contributo».

Firma dell’accordo per il gruppo di studio sulla Blockchain, al quale la Gabriel di è mostrata molto interessata (casualmente).

Della Consulta fanno parte 51 organizzazioni non governative da tempo impegnate a diffondere la verità, combattendo razzismo, fascismo, omofobia, islamofobia eccetera. Nella lista, ha scritto su questo giornale Alessandro Meo, «figurano Amnesty international, l’Alto commissariato dell’Onu, la Comunità di Sant’Egidio, particolarmente attive sul fronte immigrazione. Ma ci sono anche varie associazioni musulmane: l’Unione delle comunità islamiche italiane, la Confederazione islamica italiana, il Centro islamico culturale d’Italia. E, naturalmente, le sigle del mondo Lgbt, da Arcigay e Arcilesbica a circolo Mario Mieli, Marco Minniti ha mobilitato addirittura la polizia di Stato, coinvolgendola nella grande battaglia contro le bufale sui media Gaynet, Rete Lenford e circolo Pink di Verona».

Tra tutte queste sigle, ben 10 – nota Francesca Totolo – sono sostenute a vario titolo dalla Open society di Soros. Nello specifico, parliamo di Associazione Lunaria, Arci, Associazione21 luglio. Associazione Carta di Roma, Amnesty international, Archivio delle memorie migranti,Unione forense per la tutela dei diritti umani, Arcigay e Cir. A cui si aggiunge l’immancabile Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), nota per sostenere le numerose azioni legali dei migranti contro l’Inps e i Comuni che limitano l’accoglienza.

Vero: sembra una barzelletta, ma non lo è. A decidere quali siano le notizie da censurare per conto delle istituzioni italiane ed europee sono organizzazioni e personaggi che fanno parte del network di Soros, il cui obiettivo principale è sostenere l’immigrazione di massa e la destabilizzazione degli Stati nazionali.

E adesso ridete pure. Persino il Papa si è espresso contro le «false notìsie», spiegando che a causa della loro diffusione «l’arroganza e l’odio rischiano di dilagare».

di FRANCESCO BORGONOVO