La mediazione familiare di Giacomo Marcario

Cultura & Società

Pubblicato dalla Casa Editrice ADDA un saggio su “La mediazione familiare” di Giacomo Marcario per diffondere sempre di più la cultura del rispetto tra i coniugi confliggenti anche quando l’ amore non c’è più.

La Casa Editrice ADDA ha pubblicato in questi giorni un saggio dal titolo “La mediazione familiare. La cultura del rispetto anche quando l’amore non c’è più. Dal conflitto distruttivo alla relazione costruttiva”, scritto da Giacomo Marcario, Mediatore familiare, Docente di diritto di famiglia e componente della nostra redazione. Il tema è di grande attualità anche in considerazione del fatto che appena qualche settimana fa il senatore leghista Pillon ha presentato, in Commissione al Senato, il disegno di legge n. 735/2018 che introduce norme per la riforma dell’affido condiviso dei minori, il mantenimento diretto e la garanzia della bigenitorialità e definisce gli obiettivi ed il campo operativo della Mediazione familiare nonchè i requisiti necessari per chi vuole esercitare la professione del Mediatore familiare.

La Mediazione Familiare viene, oggi, giustamente considerata una preziosa risorsa alla quale i coniugi confliggenti e/o prossimi alla separazione possono affidarsi per non perdere definitivamente la bussola delle loro esistenze e per impedire che il naufragio del loro matrimonio possa coinvolgere in modo traumatico i propri figli, minori o maggiorenni che siano, provocando loro gravi danni fisici e psicologici, talvolta rilevanti e sconvolgenti, come la P.A.S. -Sindrome di Alienazione Parentale. Per questa ragione il percorso di Mediazione, alternativo alle dispute giudiziarie, va affidato ad un nocchiero esperto in percorsi comunicativi, relazionali, empatici, conciliativi e mediativi; che goda della stima e della fiducia di entrambi i coniugi; che sia in grado di elaborare sul piano psicologico le emozioni e le indicibili sofferenze che scaturiscono da un evento improvviso, inatteso, violento e lacerante; che garantisca un comportamento neutrale, imparziale ed equidistante e che sappia guidare con grande perizia la nave che gli è stata affidata, pur in presenza di un mare tempestoso che non lascia presagire nulla di buono con le sue ondate violente, procellose ed apparentemente ingovernabili.

L’obiettivo, ovviamente, è quello di traghettarla in un porto più calmo, al riparo dalle bordate monsoniche che spesso, molto spesso, caratterizzano il conflitto familiare e trovare riparo là dove la quiete e il silenzio inducono alla introspezione, alla riflessione, alla comprensione, al perdono, alla saggezza dell’ascolto ed al recupero della relazione, per riscoprire il valore del dialogo. La crisi della coppia mette in gioco valori di non poco conto ed occorre, pertanto, recuperare la consapevolezza che, pur in presenza di animi esacerbati, di cuori sconvolti, di sogni infranti, di sofferenze indicibili, di emozioni molto forti, che spesso non si riescono a porre sotto controllo, occorre recuperare il gap psicologico connesso alla situazione traumatica che si sta vivendo per riscoprire il valore universale ed incontrovertibile della genitorialità condivisa, del diritto/dovere di restare genitori per sempre anche se separati come coniugi. Presupposti ineludibili per poter dare vita ad un nuovo progetto di vita familiare, elaborato e condiviso da entrambi i confliggenti/separandi e che sia in grado di  porre  i figli della coppia al riparo dalle dure, scomposte (e talvolta incivili) reazioni conflittuali dei genitori; garantisca la continuità del loro precedente standard di vita  ma soprattutto soddisfi quel loro bisogno innato di continuare a sentire il calore, l’affetto, le attenzioni  e l’amore di entrambi i genitori, in definitiva il bisogno di sentirsi ancora una famiglia.

E’utile acquistare questa pubblicazione poiché in grado di offrire un contributo qualificato e competente alla conoscenza e diffusione della Mediazione familiare, quale relazione d’aiuto e risorsa utile  in  grado di apportare notevoli benefici soprattutto nei conflitti di coppia conclamati, quando l’ora è buia ed occorre trovare l’uscita da quello che è il labirinto d’Arianna nel quale la coppia confliggente si è cacciata  e che rischia di distruggere tutto: sogni, progetti d’amore, rapporti esclusivi ed intriganti, reciproca comprensione ed il bello della genitorialità che non consiste solo nel fatto d’aver messo al mondo dei figli quanto nel saper stare loro vicini, affinchè crescano nel rispetto di quell’equilibrio psicofisico che solo l’amore senza limiti e condizioni dei genitori può assicurare. Il saggio dedica molto spazio alla Famiglia, che è il luogo elettivo al quale guarda e si rivolge la Mediazione familiare, ed alla figura del Mediatore familiare, un professionista fornito di specifiche e diversificate conoscenze ed abilità, un grande ed equilibrato comunicatore in grado di trasformare il conflitto distruttivo in una relazione costruttiva; insomma confliggere sì ma senza sconfiggere. D’altra parte ritroviamo proprio nel d.n.a. della Mediazione familiare la strategia finalizzata ad evitare che a conclusione del conflitto vi sia un vincente ed un perdente, strategia che si mostrerebbe del tutto dicotomica con gli obiettivi della Mediazione familiare che puntano al conseguimento di un preciso obiettivo: fare in modo che entrambi i genitori, sia pure con risentimenti, motivazioni ed esigenze diverse ed a conclusione del setting mediativo, risultino entrambi vincitori della contesa per essere riusciti, a seguito di incontri, colloqui e confronti, a raggiungere accordi condivisi da valere per il futuro della coppia e dei loro figli in uno con il contestuale impegno ad onorarli vita natural durante e se necessario a modificarli, sempre di comune accordo, se questo si dovesse appalesare necessario per migliorare i rapporti tra tutti gli attori del conflitto.

Il tutto ovviamente con la preziosa collaborazione e la sapiente regia del Mediatore familiare. Un altro passaggio particolarmente interessante riguarda la individuazione di una definizione della Mediazione familiare, ampiamente condivisa, che ne chiarisse gli obiettivi, la valenza etica e sociale ed i suoi campi di applicazione; vengono all’uopo citati e riportati le definizioni rese da numerosi studiosi e ricercatori che si occupano da anni di Mediazione familiare. Non mancano a sostegno delle numerose argomentazioni trattate citazioni, aforismi, storie ed esperienze personali, riferimenti alla famiglia, al matrimonio ed alla separazione/divorzio  tratti dal mondo del cinema, della letteratura, della musica, del teatro, dei social network. Si tratta, quindi, di un lavoro corposo ma semplice nelle sue esplicitazioni; la predetta pubblicazione non vuole essere un manuale del saper fare (sarebbe del tutto impossibile considerando la complessità, la eterogeneità e la imprevedibilità dei casi che il Mediatore familiare è chiamato a mediare); non si vuole insegnare nulla a nessuno con una sola pretesa: quella di dare con sincera convinzione un contributo affinchè si sviluppi e si diffonda sempre di più la “Cultura della Mediazione familiare” ovvero “la Cultura del rispetto anche quando l’amore non cè più”.

Comitato di Redazione de “CorrierePL”