Il discorso assurdo di padre Carlo Maria Laborde

Cultura & Società

Una signora a suo modo molto religiosa, ha inserito in un commento sul blog de L’espresso curato da Stefania Rossini, un video in cui il frate Carlo Maria Laborde, ricorda Manuel Foderà, il bimbo siciliano devoto di Padre Pio, morto a causa di un tumore dopo cinque anni di sofferenza. Ma chi è questo frate? “Nato a Rosario, nella regione uruguaiana di Colonia nel giorno dell’Immacolata del 1954… Vestì l’abito cappuccino il 16 novembre 1980 a Morcone… Confermò definitivamente di voler vivere i consigli evangelici di san Francesco a Cerignola l’8 dicembre 1984… Il 21 giugno 1987, nella Basilica di San Pietro, fr. Carlo Maria veniva ordinato sacerdote da San Giovanni Paolo II, allora Papa. Tra gli incarichi ricoperti: direttore Casa del Postulato a Morcone e maestro dei novizi a Morano Calabro, Parroco di Pietrelcina, Guardiano della Fraternità di San Giovanni Rotondo dal 2007 al 2013, Segretario Generale dell’Associazione Internazionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio”. Notizie che ho tratto dal sito dei Frati Minori Cappuccini  di San Giovanni Rotondo.

Ed ecco le assurde parole, quasi blasfeme che il bravo frate pronuncia all’inizio del video: “Forse la sofferenza degli innocenti, volendo cercare una risposta, penso sia un po’ il secondo piatto della bilancia che mantiene un po’ l’equilibrio in questo mondo dove c’è tanto male, tanto peccato, tanta depravazione morale, e un po’ la sofferenza degli innocenti mantiene in equilibrio questi due piatti”. E mentre parlava, con in gesti delle mani aperte verso l’alto, mimava il movimento dei due piatti della bilancia.

Ora, potrebbe anche avere un senso affermare che le opere buone compiute da tante brave persone, compensino in qualche modo le azioni delle persone cattive, che il bene esistente in questo mondo, vada a compensare il male, ma che senso ha l’affermazione di questo frate? In che modo la sofferenza di un bambino, il tumore che arreca sofferenza e uccide un bambino, andrebbe a ristabilire l’equilibrio compromesso dal male, dal peccato, dalla depravazione morale? Il male fisico di un innocente, semmai, va a collocarsi sullo stesso piatto del male morale, al male si aggiunge altro male.

E secondo il frate, la sua sarebbe una risposta alla domanda: “Perché Dio permette che un bambino soffra per una malattia così terribile?”. Per fortuna ha avuto l’accortezza di far precedere l’assurdo discorso da un “forse”. Lo perdoniamo?

Renato Pierri