I problemi di un Paese africano dimenticato

Cultura & Società

Andrea Filisetti

«In Europa e in Italia non c’è abbastanza conoscenza di quanto accade in Africa, Repubblica Democratica del Congo compresa». Inizia così il Vescovo della diocesi di Luiza, un territorio sconfinato di 2,5 milioni di abitanti (di cui oltre il 70% cristiani cattolici battezzati) suddivisa in una cinquantina di parrocchie, a raccontarci quanto accade nel suo Paese.

Il Paese africano sta vivendo un momento molto delicato, va verso le attese elezioni, in programma alla fine di dicembre (il 23). Monsignor Félicien Mwanama Galumbulula è tornato per qualche giorno a Castro, dove da anni è accolto dalla comunità locale. La terra di monsignor Mwanama Galumbulula è abitata da gente povera, nonostante le ricchezze del sottosuolo. «Coltan, oro, diamanti e altri minerali – spiega – fanno la fortuna delle multinazionali. Nei mesi scorsi ci sono state tuttavia numerose uccisioni, episodi che non sono stati raccontati dai vostri giornali e televisioni. Hanno perso la vita migliaia di persone, diverse decapitate. Non per guerre tra etnie, come erroneamente si crede, ma proprio per questioni legate a interessi economici».

«I problemi economico sociali sono tanti – continua -. I bambini spesso non hanno di che sfamarsi. Alcuni vengono sottratti dal percorso educativo dalle milizie, altri sono costretti a lavorare nelle miniere per sfamarsi. Le violenze nella parte orientale del Paese per lo sfruttamento del Coltan hanno avuto gravi ripercussioni sulla società: spesso sono motivo di esodi. Molti vanno in Rwanda e in Burundi per sfuggire a queste violenze. Nel nord del nostro Paese e nella parte orientale del Paese c’è l’ebola. Situazione per noi allarmante. Nonostante vi siano situazioni molto gravi, resto sempre più sorpreso di come non si parli di quello che accade nella Repubblica Democratica del Congo».