Medicina Democratica in merito ai cementifici

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BASILICATA – I cementifici sono impianti ad elevato impatto ambientale ed oggetto della normativa sulla riduzione e prevenzione integrata dell’inquinamento e recentemente di quella sulle emissioni industriali. L’obiettivo è quello della riduzione degli impatti a partire dalla attuazione delle migliori tecnologie disponibili.
Infatti, diversi studi epidemiologici hanno evidenziato eccessi di malattie cardiocircolatorie e respiratorie per le popolazioni esposte.
I cementifici sono considerati idonei a bruciare i combustibili fossili con più alto tenore di zolfo (carbone, petcoke) e sono stati proposti ed utilizzati per smaltire rifiuti problematici (pcb, amianto, solventi).
I cementieri italiani hanno per anni sostenuto che solo con l’utilizzo di combustibili alternativi (rifiuti) si potesse ottenere una riduzione delle emissioni in particolare degli ossidi di azoto e degli ossidi di zolfo.
Hanno ottenuto che l’Italia, unico tra i paesi della Unione Europea, approvasse una norma che riconosce lo stato di EOW per il combustibile solido secondario (combustibile derivato dai rifiuti). L’associazione dei cementieri europei si è sempre dichiarata contraria a queste proposte.
Sappiamo bene che l’utilizzo di rifiuti nei cementifici è pratica diffusa da tempo, in particolare in Germania come pure è stata oggetto di sentenze della Corte di Giustizia nel 2007 e 2008, in ogni caso vengono utilizzati come rifiuti nel rispetto delle norme corrispondenti.
La norma italiana fa uscire questi combustibili dalle norme sui rifiuti e ha causato una semplificazione delle procedure autorizzative: spesso si evita la valutazione di impatto ambientale e la procedura di modifica sostanziale della autorizzazione vigente, escludendo le popolazioni esposte dalla partecipazione ai processi decisionali.
La decisione UE sulle migliori tecnologie disponibili nel comparto del cemento (2013) ha confermato che è possibile ridurre le emissioni (ossidi di azoto) qualunque combustibile sia utilizzato, con interventi tecnici e sui sistemi di trattamento delle emissioni.
Oggi i cementieri italiani sostengono che l’utilizzo di rifiuti o EOW come combustibili non determina il superamento dei limiti e non incrementa in modo significativo le emissioni.
Queste affermazioni si basano su studi sovvenzionati e svolti per conto degli stessi cementieri e basati su dati dei sistemi di misurazione delle emissioni di numerosi impianti con l’effetto di nascondere incrementi delle emissioni (in particolare per metalli pesanti) verificati presso singoli impianti. Solo studi approfonditi sul singolo impianto possono dare risposte affidabili.
La riduzione negli ultimi anni delle emissioni nel comparto rende meno visibili incrementi dovuti alla composizione dei combustibili in caso di variazioni del combustibili: è il rinnovo tecnologico degli impianti ed in particolare la introduzione di sistemi di precalcinazione che hanno ridotto consumi energetici ed emissioni.
Non va dimenticato che il rispetto dei limiti è sempre stato considerato dalle direttive europee come una condizione necessaria ma non sufficiente per garantire un elevato livello di protezione per l’ambiente e le popolazioni. Il rispetto dei limiti non attua il principio di precauzione.
La norma italiana va contro le indicazioni delle UE per l’utilizzo di rifiuti come combustibili, anche in quanto non considera la presenza di metalli pesanti nel combustibile rifiuto come decisiva per definire il prodotto come conforme alle norme EOW.
Risulta inoltre in contrasto con le priorità poste nella gestione dei rifiuti e negli obiettivi inerenti l’economia circolare in quanto favorisce il mercato dei rifiuti anziché il loro riciclo, il vero motivo che spinge le aziende ad utilizzarli è il minor costo rispetto ai combustibili tradizionali, ma il costo è minore perché le materie prime che compongono i rifiuti combustibili hanno un valore negativo sul mercato : gli impianti di trattamento e produzione dei rifiuti combustili vengono pagati dai fornitori per ritirare i rifiuti, ciò determina un basso costo dei rifiuti in uscita.
Da ultimo si segnala che il cemento prodotto in questo modo contiene maggiori quantità di metalli pesanti, questo potrà determinare problemi a medio e lungo termine. In ogni caso risulta non condivisibile il mantenimento dell’esenzione per clinker e cemento dagli obblighi del regolamento sulle sostanze chimiche (REACH) in quanto tale esenzione si fonda sul presupposto che il cemento sia costituito quasi esclusivamente da materie naturali, l’incremento nell’utilizzo di rifiuti sia per la preparazione della farina cruda (anche scorie da incenerimento) e di combustibili da rifiuti è tale da mettere in discussione tale condizione. Richiediamo pertanto che l’Agenzia Europea per la chimica (ECHA) rivaluti tali situazione.