Reddito di cittadinanza: anticamera di implosione o di rilancio?

Politica & Diritti

Come prevedibile si discute del reddito di cittadinanza. Da tempo ci si chiedeva chi avrebbe pagato questo nuovo esborso. Ed ora siamo alle dolenti note. Sembra che, visti gli altri impegni elettorali, si tenda a ipotizzare nuovi debiti.

Per noi la questione è un’altra: cosa è questo reddito di cittadinanza? Una estensione del sussidio di disoccupazione e/o cosa simile? Se così fosse non saremmo di fronte ad un cambiamento che invece è la ratio fondante del nuovo esecutivo. Se poi fosse finanziato in debito saremmo in piena Prima Repubblica o ancora prima. Quindi ci si chiede: oltre che nei beneficiari in cosa si rinnova questa filosofia? Certo è che se non è nuova non farebbe che replicare i guasti che sono stati originati proprio dalla infinita cedevolezza per l’italico assistenzialismo inefficiente ed inefficace.

Quindi il cambiamento decisivo e visibile si deve costruire su basi nuove che prediligano lo sviluppo prima di ogni altra cosa e quindi anche pensando al reddito di cittadinanza; e lo sviluppo in questo momento si fa stimolandolo dal lato della domanda e non dell’offerta. Quindi favorire maggiori consumi per coloro che ne sono esclusi è una opportunità geniale ed irripetibile. Sembra di tutta evidenza che se quell’emolumento fosse pagato non in euro ma in voucher (ovviamente convertibili in euro a determinate condizioni) spendibili per beni di prima necessità, energia, tasse, fitti,.. sarebbe una cosa nuova e risolutiva di molti dei maggiori problemi esistenti. In primis si eviterebbe che quei danari vengano spesi per vizi, giochi, lusso, (cosa non esclusa) e sarebbero un volano certo di aumento del Pil. Dieci miliardi spesi sarebbero dieci miliardi di Pil aggiuntivo (almeno). Secondariamente si creerebbero le condizioni minime di un riavvio dell’economia e quindi la possibilità di estendere il numero dei posti di lavoro. Terzo non vi sarebbero italiani chiamati a pagare per l’ozio (voluto o subito) di altri. Il debito aumenterebbe di pari importo ma avendo a fronte un aumento di Pil in grado di compensare ampiamente il servizio del debito. Infine i beneficiari si sentirebbero un po’ stretti e limitati nella spesa e quindi diverrebbero più inclini a cercarsi un lavoro. Naturalmente è necessario che vi siano dei paletti che rendano tale tipo di pagamento compatibile con le regole europee e con il diritto esistente, ma non è difficile immaginare un insieme di disposizioni che costituiscano tale strumento in perfetta sintonia con il diritto esistente. È necessario altresì che l’accesso al lavoro sia meno complicato e anche il suo mantenimento è bene che sia alleggerito da adempimenti burocratici inutili se non alle imposizioni dell’Istituto di previdenza e dell’agenzia delle entrate.

Certo serve un po’ di coraggio nell’intraprendere una nuova strada e molta umiltà nell’approfondire le relative tematiche ma cadere, come si cade, nelle infinite diatribe ragionieristiche sul come coprire questo nuovo compito dello stato significa ricadere nella logica che ha fatto implodere già due Repubbliche e che ancora attende di essere superata.

Canio Trione