Doppia preferenza di genere, si ricomincia

Politica & Diritti

Doppia preferenza di genere, si ricomincia. Nasce l’agorà della Commissione pari opportunità.
Le donne ci riprovano a riannodare i fili della legge elettorale sulla doppia preferenza. L’appello questa volta arriva dalla presidente della Commissione pari opportunità della Regione, Patrizia Del Giudice, che ha organizzato un incontro “per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica l’urgenza del tema della rappresentanza di genere”.

Un tema “caldo” del nostro Consiglio regionale che, lo ricordiamo, con la richiesta del voto segreto, bocciò la proposta di iniziativa popolare nata su iniziativa del movimento 50 e 50 ed altri movimenti femminili, che riuscirono a raccogliere 30.000 firme.

Ma questa ormai è storia. La presidente Del Giudice nel ricordare che la legge regionale non contempla ancora la possibilità di favorire l’affermazione delle donne nelle cariche elettive, ha stigmatizzato “la scarsa partecipazione all’agorà sul tema dei consiglieri regionali”. “Siamo stufe di questo scarso credito – ha detto – soprattutto in considerazione del fatto che le donne rappresentano a tutti i livelli un valore aggiunto, hanno ormai una importanza strategica nei posti chiave e di rilievo”.

Hanno partecipato all’agorà, Cosimo Borraccino, Ernesto Abaterusso e Anita Maurodinoia in quanto presentatori ciascuno di una proposta di cambiamento alla legge elettorale; Saverio Congedo, presidente della VII Commissione e i consiglieri Nino Marmo, Domenico Damascelli, Francesco Ventola, Sabino Zinni.

I numeri della presenza femminile nelle istituzioni in Puglia fanno davvero impallidire. La segretaria generale del Consiglio Domenica Gattulli ha presentato un report dal quale si evidenziano percentuali e numeri che sottolineano la disparità fra Paesi europei del Nord e quelli del Sud, per esempio. Ma il punto vero focalizzato da Gattulli, sono le cause che determinano questa disparità di partecipazione delle donne. Cause politiche, sociali, culturali ed economiche. I dati, infatti migliorano laddove esistono sistemi che hanno già introdotto il sistema delle quote e misure conciliative che mettono le donne in condizione di scegliere la partecipazione alla vita politica a costi che non danneggino la loro vita familiare. “Una partita complessa – ha concluso Domenica Gattulli – i partiti devono giocare un ruolo importante e determinante”.

E l’impegno di qualche consigliere c’è già ed è suggellato dalle proposte presentate alla settima Commissione in sede referente, dove però, così come ha ricordato lo stesso presidente Congedo è necessaria una maggioranza qualificata (tre quarti dei presenti). Abaterusso ha chiesto con la sua proposta, l’impegno della maggioranza, sottolineando che nei Comuni, dove esiste già la legge che va in questa direzione, la presenza femminile è maggiore. Cosimo Borraccino ha sollecitato la calendarizzazione della discussione sulle modifiche alla legge elettorale, sottolineando che la sua proposta vorrebbe mettere mano anche alla questione della soglia di sbarramento. Anita Maurodinoia ha ricordato che, quello della doppia preferenza, è stato il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale e che continuerà questa campagna fino in fondo.

Il consigliere Borraccino ha colto l’occasione per rivolgersi alle donne in generale, dalle quali si sarebbe aspettato una maggiore attenzione quando ha presentato “in solitudine” la proposta di legge per monitorare l’obiezione di coscienza in Puglia, ricordando che dal prossimo primo gennaio saranno solo 13 i medici non obiettori.

Il presidente della VII Commissione, Congedo, ha sottolineato la disparità in Consiglio regionale come un evidente deficit di rappresentanza, una democrazia monca. “Serve un processo di carattere sociale e culturale – ha detto Congedo – che però presenta delle opacità, delle criticità, in quanto la doppia preferenza in alcuni Comuni ha generato cordate che non hanno sempre premiato bravura e capacità”.

“Il rischio è quello – ha concluso Congedo di non raggiungere l’obiettivo e per questo occorre trovare una sintesi. Comunque chiederò al presidente Loizzo la convocazione dei capigruppo in tempi brevi per stabilire l’iter su questa materia”.

Il professore di diritto costituzionale Stelio Mangiameli ha ricordato che la Regione non può ignorare quanto deciso a livello europeo e nazionale sul tema della parità di genere. “Le tre proposte si allineano facilmente – ha detto – e se il Consiglio dovesse decidere di non procedere chiunque potrebbe impugnare la legge innanzi alla Corte Costituzionale”.
“Sarebbe sbagliato – ha concluso Mangiameli – far passare una linea di resistenza all’interno di un Consiglio regionale, di fronte a un processo che riguarda tutta l’Europa e non avrebbe alcuna giustificazione. Sarebbe un messaggio sbagliato”.

Per il consigliere Marmo il faro che deve illuminare la legge elettorale è quello che deriva dal referendum sulla preferenza unica del 1991. “Non ha mai nascosto le mie idee – ha detto – e sono convinto che nessuno può dettare legge in casa nostra, violando la potestà legislativa delle regioni su questa materia”.

Magda Terrevoli ha ricordato che la doppia preferenza di genere è stata affossata per ben due volte dal Consiglio regionale. La prima volta quella di iniziativa popolare. “Una legge senza recinti, che un Consiglio regionale di uomini bocciò con lo strattagemma del voto segreto – ha detto. Stessa sorte capitò qualche anno dopo ad una proposta di alcuni consiglieri di maggiorana che presentarono la stessa iniziativa legislativa facendola propria. “E anche in quella circostanza – ricorda Terrevoli – il Consiglio la bocciò con il voto segreto”.
Sabino Zinni ha parlato di una materia complessa che bisogna affrontare quanto prima nelle sedi opportune e la vicepresidente della Commissione pari opportunità, Pasqua Ruccia ha chiesto di riconoscere diritti delle donne quanto prima, “non possiamo più aspettare – ha detto – non è corretto fare finta di niente è una questione di civiltà e di democrazia”. /pat.sga