Discussioni continue su i troll sulla sicurezza dei vaccini

Scienza & Tecnologia

di Pasqualina Stani

Si sono verificate ancora discussioni in tema di immunizzazione, usando i vaccini come pretesto per creare un clima d’odio diffuso. Prima e durante le ultime elezioni americane, dagli account Twitter di bot e troll russi sono stati postati contenuti fuorvianti, falsi e altamente divisivi in tema di vaccini, in diverse modalità ma con il comune obiettivo di estremizzare le opinioni e generare un clima sociopolitico irrespirabile. Lo hanno scoperto gli scienziati americani mentre cercavano modi migliori di sfruttare le potenzialità dei social media per promuovere informazioni mediche, come appunto quelle sui vaccini. A sorpresa, le loro analisi hanno smascherato l’operato di agenti che si muovono nell’ombra, facendo leva su temi “caldi” come quello dell’immunizzazione per esacerbare malumori e frammentare l’opinione pubblica; e, di fatto, rendendo “caldi” temi che un tempo non lo erano (cinquant’anni fa, nessuno si sarebbe sognato di mettere in discussione l’utilità e la sicurezza dei vaccini).

La ricerca pubblicata ha esaminato milioni di tweet pubblicati online nel pieno delle ultime campagne presidenziali americane e nei primi mesi di mandato di Donald Trump. Il team ha iniziato a esaminare i post partiti dagli account di presunti troll, sfruttando la pubblicazione di una lista riconducibile a 3800 account identificati da Twitter come impegnati ad influenzare le elezioni del 2016. Questi troll sarebbero riconducibili ad un’azienda russa specializzata nell’influenzare le campagne online che secondo le accuse di molta stampa occidentale e del sistema giudiziario statunitense sarebbe legata al Cremlino. Esaminando i messaggi twittati da questi account, sia che fossero gestiti da umani, sia che si trattasse di semplici bot, i ricercatori si sono accorti che avevano pubblicato contenuti sui vaccini 22 volte più spesso degli utenti regolari, in media una volta ogni 550 tweet anziché una ogni 12 mila tweet.

I troll “umani” riconducibili all’agenzia russa sono sembrati agire secondo alcune inquietanti modalità. Hanno fatto credere di agire seguendo un finto consenso popolare creando a questo scopo un hashtag che hanno abbinato indistintamente a tweet antivax e tweet pro-vaccini: così facendo hanno costruito un contesto di finta “equità” inasprendo le opposte posizioni sul tema, appiattendo le opinioni più moderate e legittimando un dibattito su una conquista scientifica che si dava ormai per assodata. Il tema dei vaccini era spesso abbinato, nei tweet, ad altri temi divisivi nel dibattito americano, come le differenze di classe e di reddito, diversità razziale, diritti degli animali, religione, legittimità del governo. In questo panorama gli scienziati hanno trovato anche account meno sofisticati di bot (programmi automatici) che usavano il tema delle vaccinazioni come esca per distribuire pubblicità indesiderata, malware e altra spazzatura: li hanno chiamati, non a caso, “content polluters” (contaminatori di contenuti).