La sindrome del foglio bianco per alcuni scrittori famosi

Cultura & Società

di Pasqualina Stani

La sindrome del foglio bianco descritta per la prima volta nel 1947 dallo psicoanalista Edmund Bergler è un blocco di natura psicologica che impedisce a chi scrive di proseguire nella stesura di un testo, a volte persino di concludere un’opera. Appendersi a testa in giù è  la cura per il blocco dello scrittore scelta da Dan Brown, autore di best seller come Il Codice Da Vinci e Angeli e Demoni. Per Brown, la  terapia di inversione, appeso a una barra a testa in giù, lo aiuta a rilassarsi e concentrarsi sulle parole. Si sente sollevato e ispirato. Un’altra abitudine di Brown è quella di tenere una clessidra sulla sua scrivania. Allo scoccare di ogni ora mette da parte il suo manoscritto per fare flessioni e ginnastica. Lo aiuta a restare in forma.

Vladimir Nabokovi componeva le sue opere su bigliettini, che conservava gelosamente in alcune scatole. Questo metodo gli permetteva di scrivere le scene dei suoi romanzi in modo non sequenziale e riordinarle ogni volta che voleva. Ne aveva di pronti anche sotto il cuscino, caso mai gli fosse venuta un’idea durante il sonno.

Aaron Sorkin  sceneggiatore si è rotto il naso durante la stesura di una sceneggiatura. Lui ama ripetere i dialoghi delle sue storie davanti allo specchio, e una volta, si è lasciato andare un po’’ troppo, sbattendo la testa contro il cristallo.

Victor Hugo, autore di capolavori come I Miserabili,  scriveva senza vestiti. Quando dovette consegnare il romanzo Notre-Dame de Paris, ordinò al suo domestico di confiscare tutti gli abiti in modo che non potesse lasciare la casa. Anche durante i giorni più freddi, nei quali per resistere Hugo si avvolgeva solo in una coperta mentre procedeva con la storia del gobbo di Notre-Dame.

Truman Capote, autore di capolavori come A Sangue Freddo e Colazione da Tiffany, preferiva lavorare disteso: si narra che abbia scritto le prime bozze di ogni suo romanzo, racconto o articolo, sdraiato sul divano mentre beveva caffè, tè e, infine, cocktail, a seconda dell’orario. Anche lui scriveva mentre era nudo, ma più per comodità che per costrizione. Oltre a essere uno scrittore, Capote era un dandy, come testimoniano le cronache mondane degli anni 60 e 70, sfoggiava infatti delle  mise eleganti e originali.

Jack Kerouac.autore era un nottambulo incallito e dedicava alla scrittura le ore dalla mezzanotte all’alba. Gli piaceva scrivere a lume di candela, prima di mettere la penna sul foglio pregava e di notte in notte scopriva nuove superstizioni che potessero aiutarlo a far pulsare la vena creativa. Dalla Luna piena alla “magia” del numero 9, ripeteva alcune azioni 9 volte,: rituali un po’ ossessivi, che però gli erano indispensabili per scrivere i suoi capolavori.

La poetessa americana Maya Angelouper concentrarsi aveva bisogno di abbandonare la routine e per questo affittava una camera d’albergo nella sua stessa città, chiedendo al personale di non cambiare le lenzuola e rimuovere tutti i quadri dalle pareti. Per scrivere, doveva stendersi su un letto.