Risarcita la donna maltrattata per anni dal marito alla presenza dei figli

Politica & Diritti

LECCE – Anni di violenze, soprusi, umiliazioni, consumate tra le mura domestiche alla presenza dei figli, spesso anche questi minacciati. I due si erano sposati nel 1996 e, dopo poco, lui aveva iniziato ha manifestare forme di ludopatia e alcolismo sempre maggiori dalle quali derivavano trascuratezza per la famiglia e una sempre crescente irascibilità. Qualche anno dopo, la situazione precipita.

Ormai la violenza dell’uomo è incontenibile e la donna, completamente soggiogata ed impaurita per la propria vita e quella dei tre figli, vive anni di terrore. A porre rimedio alla drammatica situazione è intervenuta la Sentenza del Tribunale di Brindisi adottata dal Giudice Dr. Giuseppe Biondi nell’ambito di un giudizio abbreviato conclusosi con la condanna di S.A., classe 1972, originario di Mesagne, ad un anno e quattro mesi di reclusione con diritto della vittima C.D., trentaseienne, assistita dall’Avv. Angelo Argese (in foto), del foro di Lecce, al risarcimento dei danni.

La donna veniva ripetutamente aggredita fisicamente, percossa con la cintura dei pantaloni, in diverse occasioni era stata finanche costretta a lavare i piedi dell’uomo. Nel 2010 la giovane donna era stata persino inseguita dal marito che cercava di colpirla con un’ascia e in un altro episodio era stata afferrata per il collo con forza fino quasi a soffocare solo per aver manifestato l’intenzione di separarsi. Non sono mancate nemmeno numerose minacce di morte dirette alla donna e ai suoi stessi figli costretti a vivere barricati dentro casa proteggendosi con strumenti di fortuna: bombole del gas dietro la porta per scongiurare irruzioni inaspettate e violente.

La trentaseienne dopo continue ed esasperate sofferenze ha deciso quindi di chiedere aiuto costituendosi parte civile con l’Avv. Angelo Argese che si dichiara soddisfatto della valutazione del Tribunale seppure precisa “nessuno potrà restituire la serenità perduta alla donna e un’infanzia spensierata ai tre piccoli ragazzi”.

Nel corso del processo l’uomo ha invocato l’infermità mentale che è stata riconosciuta solo in parte dallo psichiatra nominato dal Tribunale ma che non ha evitato all’uomo la condanna.