L’ufficiale delle forze armate porto d’armi anche in abiti civili

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 L’ufficiale delle forze armate ha diritto al porto d’armi anche quando è in abiti civili

Il Tar Liguria, sent. n. 187/2017, ha affermato che, ai sensi dell’art. 75, comma 4, del R.D. 635/1940, l’Ufficiale in servizio attivo presso forze armate può ottenere la licenza gratuita di porto di rivoltella o pistola quando vestono l’abito civile. L’impugnazione è proposta per l’annullamento del diniego opposto all’ufficiale superiore ricorrente relativamente alla domanda proposta per essere autorizzato al porto di un’arma individuale non di tipo guerra.

L’interessato documenta di essere in servizio permanente nell’esercito italiano, di avere partecipato a missioni all’estero, e allega di sentirsi in pericolo a seguito delle informative ricevute dalle forze armate che richiamano l’attenzione sui rischi di attacchi al personale militare in divisa e in borghese.

L’amministrazione dell’interno non ha condiviso tale prospettazione, osservando la scarsa documentazione addotta dall’interessato a corredo degli assunti che fondano la domanda di autorizzazione presentata a suo tempo.

Il collegio ha condiviso la prima e assorbente censura proposta dall’interessato nella parte in cui ha lamentato la violazione dell’art. 75 comma 4 del rd 635 del 1940: si tratta di una disposizione in origine quasi interamente dettata a favore degli appartenenti alla disciolta milizia fascista, ma nell’ultimo comma essa prevede che gli ufficiali in servizio permanente delle forze armate possano chiedere e ottenere l’autorizzazione al porto di rivoltella, sia quando vestono la divisa sia quando sono in abiti civili.

La norma è formulata nel senso che non si tratta di un diritto assoluto, come si deduce dall’impiego del verbo ‘potere’ che regge la proposizione in questione, ma si osserva che l’ampiezza della previsione induce ad affermare che l’eventuale diniego a tale istanza deve essere fondato su situazioni personali ostative.