Le stagioni non sono più quelle di una volta.

Scienza & Tecnologia

di Pasqualina Stani

Le emissioni legate alle attività antropiche aumentano la fusione dei ghiacci, cambiano le abitudini migratorie degli animali, intensificano il rischio di incendi. Uno studio basato fornisce conferma del fatto che gli esseri umani sono riusciti ad alterare il ciclo naturale delle stagioni, e che gli effetti del riscaldamento globale si estendono fino alla troposfera, la regione più bassa dell’atmosfera terrestre, dal suolo a 10-15 km di quota.

Le ricerche sul clima si erano concentrate sulle rilevazioni delle temperature al suolo; uno studio evidenzia cambiamenti stagionali nell’atmosfera terrestre dovuti, senza ombra di dubbio, alle emissioni di gas a effetto serra prodotte dalle attività umane.

I dati mostrano è una marcata evidenza dell’impatto dell’uomo sul clima, non solo sulle temperature medie globali, ma anche sul ciclo stagionale.   Le temperature estive stanno crescendo molto più rapidamente di quelle invernali, e che ciò determina, soprattutto nell’emisfero settentrionale, più intensi sbalzi di temperatura tra la bella e la brutta stagione.

I ricercatori hanno condotto simulazioni computerizzate del clima globale con e senza il contributo delle emissioni di gas serra. Sono stati così in grado di ricavare l’impronta delle attività umane sulle condizioni atmosferiche. Le variazioni naturali del clima terrestre non possono da sole spiegare tutti i cambiamenti osservati nei cicli climatici stagionali. E’ necessario includere il riscaldamento globale causato dall’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera. I cambiamenti di maggiore rilievo riguardano l’emisfero settentrionale, dove la differenza media di temperatura tra estate e inverno è aumentata. Dati satellitari e modelli climatici si trovano in accordo sul fatto che stiamo intervenendo sulla naturale marcia delle stagioni, ancora più di quanto non lo siano e gli studi sull’aumento delle temperature medie globali annue.