Il fischio di Najara , letteratura per ragazzi e con i ragazzi

Cultura & Società

di Maria Pia Latorre

Giuseppe Capozza, Il Fischio di Najara, Gagliano Edizioni, Bari, 2018

Finito di stampare nell’aprile 2018, Il fischio di Najara, con sottotitolo  Interpretazioni di fiabe, è un robusto volume di letteratura per l’infanzia pubblicato dalla Gagliano Edizioni, di Bari. Il titolo prende le mosse da Najara, leggendario personaggio presente in alcune fiabe dei nativi d’America, ove sovente si racconta di giovani pellerossa che si allontanano dai villaggi per affrontare prove iniziatiche di estremo pericolo. Il volume è suddiviso in due parti e contiene sei capitoli che analizzano in modo ampio ed esaustivo il mondo fiabistico ed i suoi sviluppi interpretativi. Nella prima parte, lo studioso Giuseppe Capozza svolge una disamina ermeneutica lucida e penetrante sulla fiaba, individuandone e descrivendone puntualmente il suo valore educativo e formativo; nel prosieguo spazia nell’universo dei generi, partendo dall’analisi della fiaba popolare per giungere poi alla fiaba d’autore, alle fiabe americane, asiatiche ed africane e approdare, infine, alle fiabe al femminile.

L’Autore, con un atto di onestà intellettuale chiara e antidogmatica, sin dall’inizio, mette in guardia il lettore da un difetto di visione eurocentrica, poiché proprio essa costituisce il panorama culturale di riferimento del lettore occidentale, rappresentando, quindi, solo una delle possibili chiavi di lettura nell’approccio ai racconti fiabistici, senza poterne evidentemente escludere altre.

La fiaba racchiude in sé un patrimonio di elementi rituali e mitologici che, entrambi rappresentati, convivono in equilibrio, l’uno garantendo la sopravvivenza dell’altro, questa la tesi sposata nell’Introduzione al volume; seguendo il percorso di riflessione proposto dall’Autore, si perviene ad un completo ribaltamento della visione diacronica rito-mito-fiaba per approdare ad un modello in cui la fiaba funge da baricentro, da elemento di mediazione e garanzia di sussistenza sia del rito che del mito.

In seguito ad una prima approfondita lettura della fiaba popolare e nello specifico delle fiabe pugliesi (da quelle di Terra di Bari a quelle di Capitanata e dell’Alto Salento a quelle di Terra d’Otranto), l’Autore richiama le ricerche di Giovan Battista Bronzini e Giuseppe Cassieri, di Daniele Giancane, Cosimo Rodia e Manlio Triggiani, per citarne alcuni e, dopo un excursus geo-politico, individua e analizza gli archetipi antropologici della fiaba meridionale. Tra questi, primo fra tutti, il “monacello”, una sorta di spiritello che assume nomi e forme diversi, a seconda del territorio di appartenenza e che spesso rappresenta l’elemento di risoluzione in situazioni più o meno aggrovigliate.

Nella sezione delle fiabe d’autore vengono analizzati in modo approfondito Pinocchio, di Carlo Collodi e Peter Pan, di James M. Barrie. L’Autore si muove agilmente tra archetipi rituali e mitologici, mediante sia un impianto a carattere antropologico che psicanalitico, spaziando dalle teorie junghiane agli studi di Hillman. Pinocchio e Peter Pan sono personaggi che vivono stabilmente nell’immaginario collettivo e che, fuori dalla metafora narrativa, hanno rappresentato e continuano a rappresentare, per vari motivi, punti di riferimento certo non solo per decine di generazioni di bambini e giovani, ma anche per il mondo della ricerca e della sperimentazione artistica.

Avvincente il percorso fiabistico fuori dai confini nazionali, con al centro un filone d’indagine preciso: l’individuazione di caratteristiche comuni e similari nei racconti tramandati di generazione in generazione, in gruppi umani vissuti a centinaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro. Vengono così analizzati i temi dei gemelli, del cibo, dei trickster, degli animali, sia nelle civiltà cosiddette primitive che nei loro successivi sviluppi sociali legati alle colonizzazioni ad opera dei popoli europei, facendoci dunque accostare al tragico dilemma storico-culturale dello scontro tra civiltà da una prospettiva inusuale, quella fiabistica.  Nelle narrazioni ci si muove, così, tra atrocità commesse dalle civiltà dei nativi e quelle compiute dai popoli europei, una relazione conflittuale che si trascina da secoli tra civiltà crudeli e crudeltà civili, come stimmatizza lo stesso studioso.

Delle fiabe del bacino asiatico vengono invece esaltati gli ideali di meditazione come forma di conoscenza di sé volti alla gestione delle conflittualità.

Di grande attualità il tema delle fiabe al femminile, affrontato nell’ultima parte del volume; qui vi si compie un’accurata analisi dei personaggi della fata, della maga e della strega, già individuati da Propp, ma ora letti in chiave ermeneutica e propositiva.

Estremamente ricca la seconda parte legata alle composizioni di archefiabe, con la collaborazione di numerosi gruppi di alunni della scuola secondaria di primo grado; vi emergono distintamente le doti educative e pedagogiche dell’Autore, che, con una lunga carriera di dirigente scolastico alle spalle, per mezzo di un’attività di ricerca condivisa sul campo con gli stessi alunni, ha sviluppato i temi dei riti d’iniziazione, delle figure parentali, del nutrimento, della morte,  attraverso variegati percorsi di strutturazione delle fiabe.

Tanto straordinaria l’esplorazione del mondo fiabistico quanto avvincente il ritmo delle trasposizioni, poiché Giuseppe Capozza è anche fine narratore, oltre che attento studioso e ciò costituisce un valore aggiunto al saggio, che risulta, pertanto, di lettura agile e scorrevole.

Il fischio di Najara costituisce un lavoro di interpretazione fiabistica preciso e ben organizzato, in cui è pienamente valorizzato il modus operandi dello studioso barese, con specificità di scientificità e rigore nella ricerca. Un originale percorso acuto e puntuale, dotto ma ad alta leggibilità e quindi adeguato a studenti, genitori, educatori e studiosi del settore che vogliano approfondire l’affascinante mondo di quest’originale forma d’arte popolare e dei suoi inusitati risvolti.

Genere: saggistica