Bogotà, nota professionista italiana coinvolta in traffico di droga

Politica & Diritti

Bogotà, nota professionista italiana coinvolta in un poderoso traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il suo ruolo era determinante per condurre affari lucrosi illeciti e per consolidare i legami tra la Calabria e la Colombia

La DDA di Reggio Calabria coadiuvata dalle altre forze speciali in un’operazione interforze impegnate in un’azione investigativa congiunta dispiegata tra la Calabria e la Colombia da cui ne è emerso l’esistenza di un ingente traffico internazionale di cocaina: una commistione tra affari imprenditoriali e denaro “sporco” proveniente dal narcotraffico di cocaina di pregiatissima qualità che lucrava milioni di euro

di Monica Montanaro

L’ereditiera Alessia Morani figlia dell’imprenditore milionario Alberto Lucio Morani proprietario della prestigiosa catena alberghiera “Black Soul” che ha insediato le sue strutture nelle capitali più importanti del mondo, l’affermata avvocatessa romana, bloccata all’aeroporto di Milano-Malpensa dagli uomini sotto copertura della Dda e condotta negli uffici della procura della Repubblica per l’interrogatorio di garanzia e sottoposta a misure di custodia cautelare.

Gli uomini del Questore Danilo Buzzati e del capo della Squadra Mobile Saverio Colangelo coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno avviato all’alba di questa mattina l’operazione “Puerto Franco” dalla quale ne sono scaturite 15 ordinanze di custodia cautelare per un totale di 21 indagati per traffico internazionale di cocaina che dalla Colombia giunge in Calabria.

La DDA e le forze di Polizia hanno neutralizzato un’organizzazione criminale strutturata legata alla ‘ndrangheta calabrese che aveva ideato un sistema ben congeniato attraverso il quale far pervenire in Italia ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina proveniente dalla Colombia e dalla Bolivia. La droga partiva dalla Colombia e arrivava nel nostro Paese usufruendo di diverse rotte, maggiormente attraverso il transito dalla Spagna.

La mediatrice incaricata di tessere e curare i contatti e le relazioni a fini affaristici e contrattuali con i narcos colombiani e boliviani, pattuendo quantità e relativo corrispettivo economico, mantenendo, altresì, attivi e produttivi i rapporti tra le famiglie (‘ndrine) calabresi e i narcos di punta della Colombia , era la nota professionista di Roma, Alessia Morani, conseguendo risultati considerevoli e apprezzabili nel modo criminoso occulto, oltre che legale e imprenditoriale di facciata.

I carichi cospicui di cocaina di elevata purezza che ciclicamente confluivano e approvvigionavano le ricche piazze di spaccio di Milano, Roma, Bari.

Il traffico di droga internazionale riconduceva ai territori della Locride e alle cosche di Di Stefano che intrattenevano continuativamente lucrosi e solidi affari con i colombiani. Tra le persone sottoposte agli arresti compaiono, difatti, Nino Giuffrè e Alfonso Cruscito, esponenti di spicco delle famiglie mafiose di Di Stefano conosciuti dagli organi investigativi come i famigerati boss dalla ‘ndrina Giuffrè-Busi- Cruscito che detiene il potere imponendolo su tutta la provincia reggina.

L’operazione “Puerto Franco” e la relativa inchiesta investigativa anti-mafia sono state condotte oltre che dalla Mobile di Reggio, con l’ausilio dello Sco della Direzione centrale dei servizi antidroga.

Gli organi istituzionali e giudiziari che hanno eseguito le ingiunzioni di arresto e gli avvisi di garanzia attengono al procuratore Cludio Attilio Aiello, il quale ha disposto al gip Rossana Crisullo anche la disposizione di arresto che ha raggiunto il narcos colombiano Alejandro Marcus Montero, reputato dalla Dda l’uomo centrale in rapporti con la ‘ndrangheta della Locride.

L’organizzazione ‘ndranghetista dei Di Stefano aveva argutamente individuato i criteri e le condizioni valide per la creazione di un canale logistico tra la Calabria e la Colombia per l’importazione della cocaina sfruttando i rapporti già consolidati con i narcos locali attraverso l’opera mediatrice e persuasiva dell’avvocatessa Morani.

Le cosche calabresi usufruivano da tempo di un sistema proficuo e altamente remunerativo di compravendita di droga lungo l’asse Reggio Calabria – Bogotà, carichi ingenti di cocaina da far transitare nel porto di Gioia Tauro, occultati in container contenenti prodotti di import-export riconducibili a società “immacolate” e insospettabili collegate e in rapporto di affari con la famiglia Morani avente la propria sede societaria amministrativa a Roma.

Dai risultati delle indagini investigative della Dda e della Mobile sono emerse informazioni relative alla connivenza e collusione di alcuni personaggi di cui ne usufruivano strumentalmente le cosche, i quali erano inseriti lavorativamente all’interno di alcuni aeroporti italiani e nell’ambito del personale portuale calabrese, il loro ruolo era quello di garantire ai corrieri provenienti dalla Colombia con la droga di eludere eventuali controlli ispettivi.

Per tutte le persone coinvolte nell’inchiesta il reato contestato dalla Procura corrisponde a quello di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nelle indagini investigative e giudiziarie le accuse poste agli arrestati e agli indagati sono suffragate e validate da riprese video filmate attraverso l’ausilio delle numerose videocamere presenti presso gli aeroporti interessati ed inoltre da intercettazioni ambientali e telefoniche.

Attendiamo gli sviluppi del processo che si proclamerà presso il Tribunale di Reggio Calabria.

Montanaro Monica