Soluzioni naturali per una gestione sostenibile dell’acqua

Ambiente & Turismo

di Pasqualina Stani

E’ stato presentato il Rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali. I dati contenuti nel report parlano chiaro: negli ultimi cento anni l’utilizzo di acqua nel mondo è aumentato e continua a crescere costantemente a un tasso annuo dell’1% circa.

Assieme alla crescita continua della domanda globale, già prossima al livello massimo sostenibile, si assiste a un progressivo peggioramento delle condizioni degli ambienti acquiferi naturali e dei loro ecosistemi, che influenzano fortemente quantità e qualità delle acque potabili disponibili. Oltre 2 milioni di persone oggi vivono senza fonti di acqua pulita, con gravi conseguenze sulla salute, qualità e aspettativa di vita.

Il Rapporto cita diversi esempi di buone pratiche e casi virtuosi dove l’acqua non è considerata come elemento isolato ma parte integrante di un processo naturale complesso, che coinvolge evaporazione, precipitazione e assorbimento della stessa attraverso il suolo.

Il tema della scorsa Giornata Mondiale dell’Acqua è stato “Nature for Water”, che affronta ed esplora le Nature Based Solutions – NBS, soluzioni naturali per una gestione sostenibile e circolare di questa preziosa risorsa.

Le soluzioni utilizzano o imitano processi naturali basati sulla conservazione e il recupero degli ecosistemi e il rafforzamento o lo sviluppo di processi naturali all’interno di ecosistemi modificati o artificiali. Le NBS giocano un ruolo importante nell’incremento delle riserve acquifere così come nel miglioramento della qualità dell’acqua e nella riduzione del rischio e dell’impatto delle catastrofi naturali. Efficaci nel ripristino e nel mantenimento della biodiversità, sono importanti per la natura ma anche per l’uomo: le NBS risultano promettenti per il miglioramento degli insediamenti umani e della salute, permettendo un più sicuro accesso alla fornitura di acqua e sostenendo una produzione alimentare sostenibile.

Nonostante negli ultimi anni l’interesse nei confronti delle NBS sia notevolmente cresciuto, gli investimenti su di esse sono ancora ben al di sotto dell’1% di quelli totali nelle infrastrutture di gestione delle risorse idriche. La diffusione di queste pratiche svolgerà un ruolo essenziale verso il conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile.

Le zone umide naturali e artificiali fanno parte delle NBS per la gestione sostenibile del ciclo dell’acqua e giocano un ruolo importante nell’incremento delle riserve acquifere così come nel miglioramento della qualità dell’acqua e nella riduzione del rischio e dell’impatto delle catastrofi naturali.

Sono molteplici i vantaggi che derivano dall’integrazione delle zone umide nei paesaggi urbani:: hanno un effetto diretto sulla qualità dell’acqua poiché filtrano le sostanze tossiche dei pesticidi e degli scarichi industriali e minerari; agiscono come barriere naturali che assorbono e trattengono l’acqua piovana, limitando l’erosione del suolo e mitigando l’impatto di alcuni disastri naturali come le inondazioni; permettono di aumentare la resilienza delle città: incorporare micro zone umide nei paesaggi urbani, sotto forma di stagni, laghetti e piazze d’acqua, influenza, infatti, positivamente il micro clima determinando una diminuzione della domanda energetica per il riscaldamento o raffrescamento degli edifici. Inoltre, queste aree fungono da filtro per le acque reflue e contribuiscono al generale benessere umano in quanto creano spazi di connessione sociale e stimolo per l’attività fisica all’aperto e si propongono come oasi di naturalità all’interno di uno spazio altamente artificializzato.

Dovendo affrontare una sempre più crescente richiesta di acqua, i Paesi stanno dimostrando un crescente interesse nei confronti delle zone umide. La Cina, ad esempio, ha recentemente avviato il progetto Sponge City (città spugna) il cui scopo è incrementare la disponibilità d’acqua nei contesti urbani: si prevede che dal 2020 saranno costruite nel Paese 16 Sponge Cities pilota, con l’obiettivo di riciclare il 70% dell’acqua piovana attraverso la permeabilità̀ del suolo, la conservazione e lo stoccaggio, il trattamento dell’acqua e il ripristino delle paludi.