Le fake news che riguardano i vaccini

Scienza & Tecnologia

di Pasqualina Stani

Occorre da un punto di vista scientifico difendere l’utilità degli antibiotici, dei trapianti, dell’anestesia e dei vaccini, anche quando gli effetti delle malattie come la polio, che con i vaccini è stata debellata non sono più visibili sulla popolazione. Il dibattito sui vaccini sta diventando una bandiera politica a volte costruite su delle bufale sulla salute che bisogna smontare. Non è vero che dieci vaccinazioni obbligatorie sono troppe, che gli immigrati portano le malattie, che i vaccini causano l’autismo,e che i medici non hanno bisogno di vaccinarsi.

Ci sono falsi miti che resistono in tema di immunizzazione. Il movimento antivaccinista iniziò subito dopo le scoperte di Edward Jenner: la differenza è che oggi può farsi sentire e diffondere paura. La corretta informazione, e provare ad abbassare il livello di ansia, sono parte della risposta. La decisione di introdurre l’obbligo e per quali malattie farlo è puramente di politica sanitaria. Spetta al Ministero della Sanità che può chiedere, ma non è obbligato a farlo, pareri tecnici al Consiglio Superiore di Sanità. La scelta cade su quelle malattie che rappresentano, per varie ragioni, una priorità sanitaria: il Ministero ha autonomia decisionale e si basa sulle evidenze e sui dati disponibili. Le vaccinazioni imposte sono 10, le iniezioni effettive sono due. Secondo il recente decreto sull’estensione dell’obbligo, le vaccinazioni obbligatorie sono diventate dieci: difterite, tetano, pertosse, poliomielite, haemophilus influenza (un batterio responsabile di infezioni localizzate soprattutto nel tratto respiratorio e alle meningi,), epatite B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. In pratica sono due vaccini, in quanto le prime sei malattie sono coperte da un vaccino esavalente e le ultime quattro da un vaccino quadrivalente o, in alternativa, trivalente più una terza vaccinazione singola contro la varicella. Le dieci vaccinazioni, in Italia, rappresentano solo una parte vaccinale per l’infanzia.

Altre vaccinazioni non sono obbligatorie, ma non sono meno importanti. Anche il continuo flusso di immigrati provoca un a continua polemica e incessanti paure dovute a luoghi comuni. Il problema dell’immigrato che porta le malattie non esiste. Nel momento in cui si entra nel nostro Paese i controlli sono stringenti. Non solo: le popolazioni immigrate accettano le vaccinazioni molto più facilmente delle popolazioni residenti. Può esistere il caso di una famiglia immigrata senza copertura sanitaria che viva in condizioni di semi-clandestinità e abbia copertura una vaccinale più bassa, ma questo non è un problema di accettazione: in questi casi è il sistema sanitario che non riesce a identificare e raggiungere queste situazioni.

 Bisogna eliminare anche l’idea che infezioni esotiche e dal potenziale pandemico possano spostarsi via mare, portate da rifugiati in fuga. Le pandemie si muovono con i flussi migratori, è vero, ma di certo non con le barche dei clandestini. La popolazione che viaggia coi barconi ha superato una “selezione naturale” impietosa e ha un livello di salute più alto della media: sono persone sopravvissute a un viaggio nel deserto di settimane, sufficiente a superare il periodo di incubazione di qualunque malattia infettiva. Nel nostro Paese, e non solo, il generale clima di sfiducia nelle istituzioni si riflette anche nei temi della comunicazione medico scientifica.

 Il 2012 fu l’anno della sentenza del Tribunale di Rimini che accordava un risarcimento a una famiglia con figlio autistico, dopo che un consulente aveva ipotizzato un rapporto di causa-effetto tra il vaccino trivalente, l’MPR, e la malattia: la sentenza fu poi ribaltata nel 2015. In Italia questo fatto causò un’impennata delle ricerche su vaccini e autismo, e all’aumentare delle ricerche, scese anche la copertura vaccinale per il morbillo: quella che osservammo era soltanto una correlazione. Fino al 2012 Internet, almeno in Italia, è stato terreno esclusivo delle lobby antivaccini. Un altro tema oggetto se non di disinformazione quanto meno di superficialità riguarda il ruolo degli operatori sanitari nella trasmissione delle malattie dalle quali ci si vaccina. Sempre più spesso, infatti, i casi di morbillo riguardano proprio operatori sanitari e personale che lavora in ambito ospedaliero. In Italia ci sono tanti adulti di 30, 40 e 50 anni che non hanno mai avuto il morbillo e che non sono stati vaccinati da bambini. Se un quarantenne lavora in ufficio non ha grossi problemi, ma se è un operatore sanitario è maggiormente esposto all’infezione, e può trasmettere a sua volta la malattia alla popolazione con cui entra in contatto. Si tratta fondamentalmente di un problema anagrafico, che si aggiunge al fatto che tra gli operatori sanitari non c’è stata una politica attiva per i vaccini, e non si è mai pensato di offrire vaccini a quarantenni. Bisogna fare una corretta informazione sulle vaccinazioni, fatta con un linguaggio semplice e diretto, sui social e attraverso i canali istituzionali. Occorre promuovere una cultura positiva sulle vaccinazioni rivolto a università, centri di ricerca, associazioni, società scientifiche, Asl e distretti sanitari.  Il confronto in Internet si presta facilmente a pareri opposti. Un ruolo fondamentale è affidato a figure di mediazione come i medici di famiglia, per esempio, e fare in modo che chi ha dubbi in tema di salute non vada a cercare su Internet, ma si rivolga a loro. Bisogna dialogare con associazioni di genitori, famiglie, e persone che non abbiano necessariamente a che fare con il governo.