Le bugie fanno cambiare le espressioni facciali

Scienza & Tecnologia

di Pasqualina Stani

Sono stati fatti molti studi da diversi anni per capire se ci sono gesti o espressioni che permettano di smascherare un bugiardo. I ricercatori dell’Università di Rochester di New York) hanno messo assieme un database di espressioni facciali. Si è scoperto che un “naso lungo” e “gambe corte” non c’entrano niente con le bugie: quando si dicono spunta un sorriso. Gli scienziati hanno scoperto che chi è sincero, quando risponde alle domande, contrae gli occhi sforzandosi di ricordare la risposta giusta. Chi sfodera un finto sorriso sta dicendo una bugia: è il cosiddetto sorriso di Duchenne, dal nome dello studioso francese che l’ha scoperto, quello con i muscoli delle guance tirati verso i muscoli degli occhi. Questo sorriso è sempre stato associato alla sincerità, ma i ricercatori rivelano invece che maschera subdole menzogne.

Gli studiosi hanno analizzato dei frame video di diverse espressioni facciali, ottenute facendo interagire coppie di individui, con uno che pone domande seguendo un protocollo e l’altro che risponde. Chi ha risposto con sincerità, chi invece (su indicazione) mentendo. Esaminando le espressioni dei candidati, le hanno catalogate, rilevando le espressioni ricorsive: al momento di mentire i volontari “indossavano” sempre la stessa espressione, sfoggiando un sorrisetto di circostanza.

Chi vuole dire una bugia non deve cambiare necessariamente espressione per mascherare meglio la sua menzogna. Gli studiosi hanno visto che il sorriso di Duchenne è involontario: non è possibile tenerlo sotto controllo. Così come non è possibile mantenere anche il naso freddo: qualche anno fa due ricercatori dell’Università di Granada avevano rilevato che le bugie fanno scaldare la zona intorno al naso e quella corrispondente all’angolo interno degli occhi. È possibile riuscire quindi a smascherare i “bugiardi” con piccoli accorgimenti.