La Società Operaia di Crispiano celebra i suoi 110 anni

Politica & Diritti

La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Crispiano ha celebrato il suo 110° anniversario della nascita. 1870 soci iscritti. La ricorrenza è stata condivisa da numerosi presidenti e rappresentanti di Società Operaie consorelle di diversi paesi pugliesi.

Nel teatro comunale, ha avuto luogo un’interessante e proficua conversazione sulla validità storica delle Società Operaie, ma soprattutto sulla finalità sociale che da oltre un secolo tale Società realizza nelle comunità.

Ha presieduto il convegno il presidente della Società Operaia di Crispiano, avv. Francesco Laddomada. Sono intervenuti il presidente dell’Associazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso (A.I.S.M.S.) geom. Sergio Capitoli, originario delle Marche, il sindaco di Crispiano Luca Lopomo.

Il Sindaco ha rilevato la sensibilità dei cittadini di Crispiano che, ancor prima di ottenere l’autonomia comunale, di cui l’anno prossimo si celebreranno i 100 anni, hanno sentito la necessità di stringersi insieme e costituire questa istituzione di scambievole aiuto sociale ed economico, oltre che di ’assistenza nelle pratiche di pio trasporto al cimitero dei propri soci defunti. Lopomo si è detto onorato di condividere questo momento celebrativo, auspicando, come Amministrazione, di poter ridare vitalità alla comunità crispianese, accogliente e solidale, recuperando tutte le energie del mondo sociale, culturale, sportivo, affinché tutti insieme, ciascuno col proprio contributo di idee e progetti, possano collaborare a far ritornare Crispiano ad essere gioiello della provincia. Una comunità che negli ultimi 15 anni è andata disgregandosi, sfilacciandosi, a causa di crisi economiche e di difficoltà amministrative. “La comunità deve farcela da sola, deve recuperare le energie di ogni componente sociale per risollevare il paese, per ricostruire il senso di appartenenza, perso negli ultimi anni”.

Il presidente Laddomada ha sottolineato lo spirito del volontariato che ha sempre contraddistinto l’operato delle Società Operaie, Enti assistenziali nati dall’idea mazziniana di aiutare coloro che, per motivi vari, erano caduti in uno stato di bisogno.

110 anni fa, anche a Crispiano, si formò un gruppo di cittadini attivi, desiderosi di offrire qualcosa alla loro comunità, manifestando una notevole solidarietà verso le famiglie più disagiate, promuovendo l’aiuto reciproco, supplendo, nei decenni successivi, alle difficoltà dello Stato e di Enti provinciali e comunali a garantire una dignità sociale e un modesto benessere economico a tutti, sia per questioni di bilancio statale, sia per difficoltà dovute a crisi politiche ed economiche della comunità, e ai danni provocati dalle guerre.

Acora oggi, ha continuato Laddomada, lo Stato fa leva sul volontariato, perché c’è una sussidiarietà verticale, che riguarda l’intervento assistenziale dello Stato, ma è molto diffusa la sussidiarietà orizzontale, basata sul gratuito aiuto reciproco, scambievole, sull’attenzione ai bisogni civili ed economici, ma soprattutto ai bisogni morali della persona. Questo avviene all’interno delle Società Operaie, anche se, soprattutto a sud, la sussidiarietà è rivolta non tanto ai servizi alla persona viva, ma ai servizi alla persona post mortem.

Facendo riferimento alle riforme del 3° settore, che tendono a equiparare le Società Operaie a tutte le altre associazioni di volontariato, l’avv. Laddomada ha rivendicato il riconoscimento, da parte del Governo, dei principi ispiratori delle Società Operaie e del loro ruolo nelle comunità.

Sergio Capitoli, presidente dell’Associazione nazionale di tutte le Società Operaie, nel suo intervento, ha ribadito la necessità di salvaguardare le finalità delle Società Operaie, esse hanno sostituito lo stato sociale fin dall’inizio e devono rimanere associazioni di nicchia all’interno del Ministero del Welfare. Non sono associazioni di volontariato, come tante, ma associazioni che continuano il loro percorso gratuito, volontario e solidale di aiuto reciproco. Necessitano leggi giuste e specifiche che riconoscano personalità giuridica anche alle Società Operaie, ma devono rimanere Enti di promozione sociale. Tutto ciò richiede spirito di collaborazione tra i soci, ascolto umile e accoglienza delle istanze delle comunità, amministratori responsabili e preparati, consapevoli delle necessità di attirare l’attenzione del Governo per riconoscere, valorizzare e aiutare le Società Operaie.

Negli interventi, sono state condivise e approvate le proposte del presidente Capitoli. Tutti d’accordo sulla necessità di rafforzare il senso di appartenenza ad una Associazione con alti principi morali, di consolidare la collaborazione tra le varie Società Operaie, di promuovere scambi di esperienze, di partecipare a manifestazioni organizzate, di favorire la propria visibilità nelle comunità locali, promuovendo servizi validi e appetibili.

Si è lamentato il disinteresse dei soci, soprattutto giovani, a portare avanti il mutuo soccorso, a sentire l’appartenenza ad un’Associazione con basilari principi morali e con alte finalità. Interessanti le proposte e i suggerimenti forniti con i numerosi interventi finali: individuare degli amministratori preparati e capaci di guidare le nuove generazioni a interessarsi della propria storia e dei beni identitari della propria comunità; selezionare i soci giovani, esperti nella comunicazione digitale di cui, dice il sindaco Lopomo, la Società Operaia con circa 2000 soci ha una forte potenzialità; promuovere e diffondere l’interesse e l’attenzione a iniziative di promozione sociale, oggi necessarie ad una società arida e disorientata.

Silvia Laddomada