A spasso nel Castello Svevo Angioino

Ambiente & Turismo

di Pasqualina Stani

E’ una struttura militare di epoca svevo angioino argonese, si trova nel centro abitato di Manfredonia,  ed è rivolta verso il mare.

Affonda le radici nel XIII secolo, edificato per proteggere la città, è una sorta di scrigno che custodisce la storia che conserva nella ricca collezione del Museo archeologico. I primi documenti che parlano del castello si attestano all’aprile del 1279, in cui si fa riferimento al reclutamento di manodopera al fine di far iniziare i lavori di costruzione.  E’ possibile che Carlo I D’Angiò nel XIII secolo avesse fatto costruire il castello sfruttando strutture già presenti inglobate nel progetto del castello: si pensa che originariamente la struttura consistesse esclusivamente di locali chiusi da muraglie munite di porte di comunicazione con l’esterno.

Non si esclude che la costruzione fosse avvenuta già con Manfredi, figlio naturale di Federico II. Con gli Aragonesi, invece, nella seconda metà del XV secolo il castello subisce nuove trasformazioni che vedono la realizzazione di quattro torrioni cilindrici, strumenti di difesa più efficaci per la protezione da attacchi nemici.

La regolarità geometrica della struttura racchiude numerosi aspetti costruttivi tipici dell’architettura sveva, che convivono con dettagli riconducibili a stili diversi, a testimonianza dell’avvicendarsi di dinastie e dominazioni diverse.

Il castello non è il frutto di un progetto unitario, ma si è sviluppato a partire dall’originario progetto del prothomagister Pietro d’Angiocourt e fino alla sua configurazione attuale attraverso una serie di trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti che si sono susseguiti in epoche diverse.

Le prime trasformazioni risalgono all’incirca al 1442, quando gli aragonesi, nell’ambito di un più vasto progetto di fortificazione delle zone costiere, dotarono il complesso di una cinta muraria che inglobava la struttura preesistente.

Il secolo successivo venne realizzato un bastione a pianta pentagonale ad ovest del castello inglobando una delle torri circolari, che doveva proteggere la struttura in caso di attacco nemico proveniente dalla città. Questo è detto dell’Annunziata a causa di una formella marmorea sopra il corridoio esterno che rappresenta una scena dell’Annunciazione.

Nel 1620, il castello fu costretto a capitolare sotto l’attacco dei turchi, fatto che mise in evidenza la debolezza del castello: la mancanza di sufficiente artiglieria e la totale assenza di parapetti protettivi atti a garantire l’incolumità dei difensori furono alcune delle cause di questa capitolazione.

Persa la sua funzione difensiva, nel XVIII secolo fu utilizzato come caserma, ed il torrione ad ovest venne usato come prigione.

Nel 1901 fu acquistato dal comune di Manfredonia, che lo donò con il D.P.R. n. 952 del 21 giugno 1968 allo Stato con l’impegno da parte di quest’ultimo di costruirvi all’interno un museo archeologico.

In origine la struttura si presentava di forma quadrilatera racchiusa in una cinta muraria che presentava cinque torri a pianta quadrata: quattro agli angoli del complesso e la quinta probabilmente nei pressi della porta principale, nel lato a nord-est. Successivamente le quattro torri agli angoli vennero inglobati in torrioni cilindrici mentre della quinta non restano che poche tracce.

Nella cinta muraria più esterna, costruita nel periodo aragonese, vennero poste quattro torri cilindriche più basse di quelle interne, essendo queste più idonee alle tecniche difensive del periodo.

Sotto il profilo architettonico si rifà molto a quelli che erano i canoni costruttivi propri degli Svevi, con la sua regolarità e linearità geometrica.

Ad oggi la regolarità geometrica della struttura, elemento tipico dell’architettura sveva, caratterizza il castello di Manfredonia. Ha una pianta quadrilatera, abbracciata da una cinta muraria che originariamente presentava cinque torri.

I reperti archeologici custoditi nel museo, suggellando il legame del maniero con il territorio, raccontano la storia del territorio sipontino e garganico attraverso oggetti d’ogni genere.

Il museo archeologico nazionale racconta la storia dell’antico territorio sipontino e garganico con una collezione di reperti rinvenuti in varie spedizioni di scavo. Dalle stele daunie, alla civiltà dell’antica Siponto si passa ai tesori dell’archeologia subacquea.