I Mondiali e quel rapporto tra calcio e politica

Politica & Diritti

Uruguay, Italia, Germania/Germania Ovest, Brasile, Inghilterra, Argentina, Francia e Spagna: sono queste le nazionali che hanno vinto nella loro storia almeno un Mondiale. È questa una delle statistiche più importanti che riguardano Russia 2018. Numeri e curiosità che, come sempre, fanno da contorno a una manifestazione importante come i Mondiali. Ma   i significati sono tanti e finiscono per toccare e intaccare anche altri settori.

Calcio e politica sembrano essere due termini e due mondi totalmente distanti e differenti. Eppure, in realtà, si tratta di due settori che finiscono per incrociarsi e intersecarsi. Uno degli esempi più chiari sono, senza alcun dubbio, questi Mondiali. Si tratta di un evento che va, come sempre accade in questi casi, ben oltre lo sport. La scelta di assegnare una manifestazione così importante alla Russia ha creato non poco scompiglio e tante discussioni. Il tutto quindi acquisisce un’importanza prettamente strategica. Gli aspetti fondamentali sono di caratura economica e politica. Nel primo caso ci si lega ai problemi strutturali, che devono, pian piano essere superati. In questo ragionamento si inserisce la questione stadi. Infatti, il massiccio apporto di manodopera a basso costo ha rappresentato un’importante occasione di introito.

Altrettanto fondamentale ed essenziale è sicuramente la sfida sul piano politico, il vero obiettivo e pensiero di Vladimir Putin. Infatti anche in Russia tantissime personalità hanno deciso di investire sul calcio, diventato sempre più uno strumento di propaganda e di legittimazione. Ne sono una dimostrazione sia la crescita della più importanti squadre russe che alcuni club stranieri finite in mano a magnati della grande Federazione. Ed è per questo che è importante che l’organizzazione sia perfetta, soprattutto per una questione di immagine sul palcoscenico internazionale. A spiegare la delicatezza dei Mondiali è stato, ai microfoni de ‘Il Sole 24 ore’, Chris Weafer, senior partner di Macro-Advisory, agenzia di consulenza macroeconomica: “L’immagine della Russia – spiega – è stata seriamente danneggiata a partire dal 2014. Un ruolo importante l’hanno avuto le sanzioni e le accuse di doping. Inoltre non ci si può dimenticare il coinvolgimento in Siria, il conflitto nel Donbass e il recente avvelenamento di Skripal. Ma gran parte della copertura mediatica non si basa tanto sui fatti, ma sul sensazionalismo. Con un impatto non tanto sulla preparazione dell’evento come la costruzione degli stadi, ma sui potenziali sponsor e forse anche sui tifosi che verranno”.

Russia 2018 avrà dunque un contorno fatto di tante polemiche. Ma sarebbe errato concentrarsi solo su questo. Non bisogna infatti dimenticarsi delle partite, delle stelle, della manifestazione calcistica e della bellezza delle 11 città che ospiteranno la rassegna iridata. Escludendo Mosca, ci sono parti della Russia che non sono abituate all’arrivo in massa di numerosi turisti. Insomma, sicuramente la Russia ha tanto da guadagnare, ma anche tanto da perdere. E non vi è alcun dubbio sul fatto che, se tutto dovesse andare per il meglio e per il verso giusto, al Cremlino qualcuno tirerà un bel sospiro di sollievo.