Il dramma dei disperati

Politica & Diritti

Il continuo flusso immigratorio dalle sponde dell’Africa, e non solo, dovrebbe implicare seguiti internazionali che, almeno per il passato, sono stati minimizzati. Soprattutto a livello UE.  La posizione geografica dell’Italia, e una nostra politica non proprio “coerente”, s’è rivelata una delle concause che hanno determinato la preferenza del Bel Paese come terra d’approdo e di speranza di un’umanità smarrita. Sono anni che accade. Già dalla Norma “Bossi/Fini.”

 Il principio dell’accoglienza dovrebbe essere, però, regolato da norme internazionali. Il nostro Paese non è nelle condizioni d’assistere una fitta umanità che chiede asilo per tentare di riprendere una vita normale che, nelle terre d’origine, è stata spazzata via. L’Europa s’è dimostrata volutamente impreparata a un’emergenza che, invece, doveva essere meglio monitorata da tempo.

 L’Africa, non solo del nord, e i Paesi del Medio Oriente hanno delle democrazie non solo instabili, ma anche gestite scorrettamente.

 Quando, per una serie d’eventi storico/politici, ”cade” la testa del Capo di uno di questi Stati, il seme delle rivendicazioni represse e delle avventure speculative trova facile spazio.

 Ora, dovrebbe essere, l’Europa, ma moralmente ed economicamente tutto il mondo, a farsi carico di una realtà drammatica che non può essere gestita, pur con la migliore buona volontà, dal nostro Paese che, tra l’altro, già si dibatte in una crisi economica molto complessa.

Il diritto alla sopravvivenza non conosce confini; ci vuole, però, l’esigenza di un coinvolgimento normativo più organizzato e coeso di tutto il Vecchio Continente. L’emergenza umanitaria, che non è possibile disconoscere, non può, però, essere mezzo per incrementare polemiche che hanno lasciato, e ancora lasceranno, parecchia amarezza. Il dramma dei profughi, indipendentemente dall’origine, ha da essere affrontato concretamente a livello UE; ma anche disciplinato da normative specifiche per tutti i Paesi dell’Europa Stellata. Diversamente, non se ne esce.

Giorgio Brignola