Veneto e Lombardia: una Catalogna italiana?

19 gennaio 2018

Ronaldo vs Messi in Real Madrid-Barcellona, il 'Clasico' di SpagnaDomenica 22 ottobre in Veneto e Lombardia si è votato per il Referendum sull’autonomia.

Si tratta di un voto espresso su quesiti simili ma con diciture differenziate: se la Lombardia ha esplicato la domanda in maniera chiara (Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?) lo stesso non si può dire per il Veneto che ha liquidato la questione con una domanda secca (Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?).

Questa differenza rimanda al peso che le due regioni danno alla questione: se in Veneto il tema dell’autonomia è da tempo preponderante nel substrato culturale dei cittadini e soprattutto incanalate nei discorsi politici della Lega (che ricordiamo ha avuto i natali proprio nella regione veneta); in Lombardia è quasi un problema tra gli altri, che non merita di una particolare attenzione nell’agenda politica. Bisogna avere presente che il referendum è stato fortemente voluto dalla componente leghista lombarda (primo tra tutti il presidente Maroni) che è presente, ma deve tuttavia dividere il potere totale con le altre forze politiche.  Di fatto le due regioni chiedono di avere una competenza esclusiva sia su quelle materie definite a “legislazione concorrente” tra stato e regioni, che su quelle esclusive, 23 totali, indicate nell’art. 117 della Costituzione.

Questa possibilità viene garantita dall’art. 116 che permette alle regioni di recuperare altre competenze aggiuntive. Cosa si intende per referendum consultivo? È una forma prevista dall’ordinamento regionale italiano per sottoporre al voto cittadino un tema su cui le forze politiche stanno a lungo dibattendo: ossia un’autonomia come quelle delle regioni a statuto speciale quali Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Il risultato non è vincolante, né lo stato ha l’obbligo di rispettare la volontà dei votanti. Tuttavia, ha una forte valenza politica perché è servito a dare un peso politico al tema ed aumentare il proprio potere in vista della futura contrattazione con il governo. Ciò che è importante per queste regioni è l’autonomia fiscale che permette di recuperare maggiori risorse derivate dalle imposte locali, il cosiddetto “residuo fiscale” (8 miliardi su 15 per il Veneto e 24 su 56 per la Lombardia). La grande affluenza ha incoraggiato anche il presidente dell’Emilia Romagna  a iniziare l’iter di richiesta anche senza referendum.

Inizierà dunque un’era federalista per l’Italia sul modello tedesco a cui i leader leghisti dicono di volersi ispirare? Sarà possibile, in virtù dell’enorme differenza politica, economica e sociale tra le regioni, creare una repubblica federale? Si sta avvicinando l’ipotesi di una Catalogna italiana? Sicuramente l’indipendenza è un’ipotesi molto lontana poiché in Italia non vi è un movimento in grado di catalizzare a livello nazionale questa istanza (la Lega esprime questo concetto ma solo a livello della Padania e su basi elettorali molto ristrette e quindi insufficienti per farlo prevalere a livello nazionale).

La fattispecie catalana è diversa poiché le forze indipendentiste hanno una forte rappresentanza parlamentare e sono da tempo riconosciute nella loro potenza politica. Questo avvenimento fa riflettere su come si stia avvertendo un sempre minore spirito di appartenenza nazionale che lascia spazio ad un sentimento autonomista e di differenziazione verso uno stato che è unito da più di un secolo. Senz’altro l’Italia è un paese fortemente frammentato, soprattutto a livello culturale, poiché frutto di una storia di divisioni e contrapposizioni, ma questo non deve essere una ragione per la quale sentirsi diversi e “autonomi”.

Sara Carullo

Comitato di Redazione di Chieti