Il confronto

30 settembre 2016

Mentre per i Partiti è maturato il tempo della riflessione, anche per noi è venuto il momento per proporre delle considerazioni. Il nostro compito potrebbe essere quello di tracciare un nuovo modo di rapportarsi. Sia a livello nazionale, che internazionale. Non è più presumibile lasciare che gli eventi si succedano con la speranza, certamente disattesa, che il “meglio” debba, naturalmente, sostituirsi al “peggio”. Indipendentemente dagli esiti dell’imminente Referendum.

 Se ci fossero altre vie per assumere una differente strategia le avremmo fatte nostre. Di fatto, non ce ne sono. Allora abbiamo ritenuto di renderci disponibili per avviare un dialogo, costruttivo, con chi intende esserci per partecipare. Per il passato, avevamo ritenuto che lo scambio d’opinioni si potesse impostare senza particolari accorgimenti. Ora ci siamo resi conto che è improponibile un rapporto simbiotico con i politici di casa nostra. Indipendentemente dal loro livello d’importanza gerarchica.

 Per adeguarci alle necessità che sono venute a maturare in questi tempi di ricerca di un qualche equilibrio socio/politico, siamo per un raffronto utile per il Paese. Proponiamo, tramite le colonne di questo giornale, una forma di confronto costruttivo per capire da quale “parte” saranno concentrate le forze migliori per qualificare ogni possibile intesa tra politici di ieri e di oggi.

 Per non aumentare i dubbi, eviteremo di programmare gli interventi e i possibili contradditori. Questo foglio, proprio per com’è strutturato, è aperto a tutti nella misura in cui sia possibile impostare un confronto d’ampio orizzonte. Riteniamo che, prima di cambiare idea, sia indispensabile dimostrare d’averne una.

 Proprio con quest’assioma, ci presentiamo con un progetto dell’ascolto. Senza sovrapposizioni astratte o, in ogni caso, calcolate. Siamo pronti a un riscontro sul futuro del Bel Paese. Senza favorire nessuno; ma pronti ad accogliere e condividere le “buone” idee. L’invito è esteso a tutti quelli che non intendono “tagliarsi fuori” dai problemi d’Italia.

Riccardo Guglielmi