Caduti russia: serracchiani, tornino in italia da fosse vicino Kirov

29 settembre 2016

TRIESTE –  “Da presidente di questa Regione sento impellente la responsabilità di chiedere che il Governo metta in campo tutte le azioni necessarie per portare l’opinione pubblica italiana a conoscenza dell’esito dei primi scavi di Kirov, nella speranza che il ritrovamento possa dare la possibilità ad alcuni connazionali di conoscere almeno il luogo di sepoltura del proprio caro”.

“Una richiesta che ritengo ancor più doverosa in quanto il Friuli Venezia Giulia ospita il Sacrario di Cargnacco, dove riposano i corpi dei Caduti italiani in Russia”, ha scritto oggi la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani al ministro della Difesa Roberta Pinotti, in riferimento alle recenti notizie di stampa circa il ritrovamento di una fossa comune nei pressi della città russa di Kirov, che potrebbe contenere i resti di moltissimi soldati italiani, tedeschi e ungheresi uccisi o scomparsi soprattutto tra il dicembre 1942 e il gennaio 1943 dopo la rottura del fronte sul Don.

La Regione, ha quindi osservato Serracchiani nella missiva inviata al ministro, auspica che, come previsto dai trattati internazionali stipulati prima con l’Urss e poi con la Russia, l’Italia e gli altri Paesi interessati possano reperire e stanziare le risorse necessarie a procedere con una campagna di scavi che potrebbe prendere il via con il disgelo, nella primavera dell’anno prossimo.

“Finanziare i lavori nella sepoltura di Kirov – ha ancora sottolineato la presidente della Regione – è un passaggio ineludibile per ritrovare i segni della presenza dei Caduti italiani ed eventualmente riconoscere qualcuno dei nostri Caduti per riportarne i poveri resti a Cargnacco”, nei pressi di Udine, il Tempio sacrario nelle cui cripte riposano i resti dei nostri soldati esumati dai cimiteri militari in Russia e per i quali le famiglie non hanno chiesto la restituzione.

“A questo appello aderisce anche la Regione Friuli Venezia Giulia – afferma infine Serracchiani – unita al resto della Nazione nel ricordo dei propri soldati dispersi in Russia: sono infatti oltre
50.000 i soldati italiani dell’Armir mai tornati dalla steppa russa e dai campi di prigionia e fra questi si contano oltre 5 mila friulani e almeno 1.300 triestini, istriani, fiumani e dalmati”, inquadrati in tutte le divisioni inviate sul Don”.