L’Enel cambia nome!

Mentre le banche falliscono, il terrorismo si macchia di una escalation incredibile, la Gran Bretagna esce dall’Europa, i treni si scontrano sotto casa, colpi di stato. l’Enel decide di cambiare nome e di chiamarsi “E”.

25 luglio 2016
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Un po’ come accade in politica quando si cambia nome ad un gruppo che continua a rimanere composto dalle solite persone ed animato dai soliti propositi per riuscire a tirare a campare per un po’ di tempo ancora.

Ma come mai delle persone che gestiscono miliardi di euro si siano preoccupate di una questione apparentemente così minima in un momento così grave? Come mai mentre il petrolio vale tra la metà e un terzo di un anno e mezzo fa, ci si preoccupa del nome di una società storica come l’Enel? Come mai anziché rendere più economica l’energia più cara del pianeta ci si concentra su questioni estetiche? Quanto conta il nome nella gestione di un pachiderma dell’energia?

Evidentemente moltissimo. Nell’era dei media e di internet un sondaggio -e poi molti altri sondaggi successivi- devono aver sollevato una questione grave: il nome Enel è in se simbolo di negatività. Per quei sondaggi la gente odia quel nome e quel simbolo senza possibilità di far loro cambiare idea.

Nei vari Consigli di Amministrazione si è probabilmente dibattuto a lungo su questa questione per loro gravissima: per quanto si spenda in pubblicità per sostenere il logo e il nome della società, non si riesce a schiodare la gente da una considerazione negativa dell’Enel. Evidentemente molto negativa e comunque molto refrattaria ad ogni sorta di pubblicità, pur subdola.

Così immagino che il responsabile della comunicazione dell’Enel abbia concluso essere più economico rottamare il nome che cercare di sostenerlo; “non è possibile salvarlo” avrà concluso!. Ci saranno voluti anni di calcoli per stabilire il costo del cambio del nome (dalla carta intestata, alle insegne, ai vestiti degli addetti,….) ma alla fine si è concluso che si tratta di un costo molto inferiore a quello che invece si deve pagare per  sostenere l’immagine dell’Enel in pubblicità.

Il nuovo nome ricorda la “E” di internet che invece probabilmente gli stessi sondaggi valutano come sinonimo di consenso ed apprezzamento: si cerca di avere da internet un consenso che spontaneamente la gente non assegna al simbolo Enel.

Purtroppo per loro, per la gente comune quella società rimarrà sempre l’Enel; serve ben altro per togliere dalle menti dei cittadini le sottrazioni di faraoniche somme con bollette illeggibili dentro le quali il già ente di Stato faceva e fa la parte dell’esattore delle tasse (e adesso anche del canone Rai) molto più che del fornitore di energia.

Il ricordo della gente non può essere misurato da nessun sondaggio e valuterà il cambio di nome più un segno di debolezza che di programmi o, ancor meno, di servizio. Per la gente l’”E” rimarrà quello che è l’Enel: un moderno gabelliere alla stessa guisa dell’Inps o di Equitalia! Per di più subdolo e terribile: “se n on paghi le tasse che stanno in bolletta, ti togliamo la luce”!

Agli onnipotenti amministratori di “E” qualcuno gli ricordi che, da sempre, si dice che “vox populi vox Dei”. E il popolo vuole che si cambi modello di gestione non il nome!

Canio Trione