“Spaziocorpo – danzare ad arte”

27 aprile 2016
02 -  FOTO MARCELLO DELLA LONGA 14.2.15

03 -  FOTO MARCELLO DELLA LONGA 14.2.15 (7)01 -  FOTO MARCELLO DELLA LONGA 14.2.15 (6)(Intervista, di Fedele Boffoli, a Laura Della Longa)

Laura Della Longa, udinese, classe 1972, ballerina, coreografa, performer, insegna danza contemporanea nella sua scuola “SpazioCorpo Atelier Danza e Movimento” di Udine, rientrata in Italia, dopo un lungo periodo di esperienze all’Estero, ha vinto il primo premio per la danza contemporanea alla prima edizione di Friulindance – nuova trasmissione televisiva – dedicata al mondo della danza e ha, da poco, ricevuto una menzione speciale per una sua coreografia, sta preparando una performance per il Folkest, dell’8 Luglio, a Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia, ci dice?

Intanto grazie per avermi concesso questo spazio. Eh sì, da una vittoria inaspettata a Telefriuli a un invito della cantautrice Serena Finatti per la serata Folkest: i vincitori sono stati altri, ma saremo tutti insieme sotto i riflettori. Cerco di portare gli studenti e me stessa sempre in nuove situazioni artistiche, così da condividere il nostro modo di fare danza ad ampio spettro, con estetica ed intenti propri. Spazio e Corpo sono le due categorie fondamentali per generare movimento: insieme a Azione, Relazione, Dinamica, completano la visione dell’atto cinetico secondo il pioniere della danza contemporanea Rudolf von Laban. Io propongo una formazione di matrice labaniana proprio perchè la reputo molto completa, si parte dai lievi moti interiori per generare una danza che assume un significato intimo, senza limitarsi ad aspetti come punte iperestese, spaccate e tutto ciò che spettacolarizza più che esprimere. Il nostro tratto distintivo è una sintesi di movimento interiore e tecnico, entrambi necessari.

Nella sua esperienza all’Estero, ha avuto modo di confrontarsi, nel campo della Danza contemporanea, con più modalità artistiche, ha trovato significative differenze, con quelle italiane, anche a riguardo delle reali opportunità realizzative?

Diciamo che negli Stati Uniti e nel nord Europa (Germania, Gran Bretagna, Olanda, dove mi sono principalmente formata) c’è una cultura contemporanea forte, sostenuta a livello politico, vi sono accademie storiche che formano studenti a livello universitario e post-universitario; la Gran Bretagna già nel secondo dopoguerra introduce il contemporaneo nelle scuole superiori, Kurt Joos fonda la rinomata Folkwang Tanzschule già nel 1927; la danza contemporanea all’estero si studia come qualsiasi altra materia! All’estero si fa ricerca, si analizzano metodi creativi, se ne creano altri, si ragiona molto sul contenuto su come “dire” al meglio quello che vuoi dire, a livello universitario non di scuola privata. L’Italia su questi punti è immatura, ha ballerini di formazione ancora molto classica, il che può andare bene come base, ma manca il dinamismo contemporaneo, spesso prevale l’estetica a discapito del contenuto. L’Italia necessita di approfondimento ed analisi, inoltre, parlo per il Friuli, si vede ancora poca danza contemporanea. Sono costretta a mandare all’estero gli studenti più talentuosi perché si formino correttamente e perché abbiano prospettive di lavoro decisamente più allettanti. Negli ultimi 6 anni ho preparato 10 studenti che sono stati accettati in accademie estere, e so che ognuno di loro farà strada.

Qual è, secondo Lei, l’attuale orientamento della Danza contemporanea? E in che termini si sente di condividerlo… o di proporre del nuovo?

Molto difficile dirlo, ora la danza “post-postmoderna” attinge da tutto, allontanatasi dai canoni della danza classica codificati nel 1661 per riflettere, negli anni 70, su cosa fosse davvero il movimento: con spettacoli in cui il danzatore camminava, si spogliava ed usciva di scena, il gruppo americano Judson Church aveva dato il via a una danza priva di tutti i canoni precedenti, rompendo gli schemi; dopo quasi 50 anni, abbiamo esplorato molto, a livello internazionale. Oggi emergono più che altro delle tecniche: dalla Release, al Gaga, dove si struttura un corpo capace di muoversi in un certo modo. C’è un lavoro della coreografa Ivana Mueller, in cui i danzatori rimangono fermi per 90 minuti, congelati in una forma, e parlano: è geniale, il movimento emerge dalla sua stessa assenza. Pensiamo poi a tutte le commistioni con arte visiva ed installazioni… universi di significato… Personalmente parto sempre e solo da quest’ultimo, da cosa voglio dire, il come dirlo emerge, si fa strada, mi attraversa, io ascolto e mi lascio invadere da immagini intuitive ed intellettive, ovvero un dialogo poroso tra corpo, mente e coscienza amplificata. Ogni contenuto di significato necessita di una forma espressiva diversa, tecnica, improvvisata o non ancora esistente, questo è il mio orientamento. (A questo proposito segnalo il mio sito www.dancebourhood.net e quello della scuola www.spaziocorpo.net ).

Per quanto riguarda una sana e corretta educazione corporea, ritiene adeguata nelle Scuole la classica ora di “educazione fisica”? Introdurrebbe, ad esempio, l’elemento musicale per integrare la formazione fisica?

Io introdurrei un’ora di danza improvvisativa, ovvero creativa, su base musicale, per proporre a tutti uno strumento di analisi personale. Quanto sosterrebbe l’autostima, se ognuno imparasse a muoversi a modo suo? È un arricchimento attraverso la scoperta ed accettazione della differenza; Elisabetta Spagnol, danzaterapeuta co-fondatrice di SpazioCorpo, lo propone già dall’età di 3 anni. Vediamo bimbi crescere muovendosi liberamente, originalmente, interpretando il panorama sonoro: è un viaggio dentro e fuori che proporrei a tutti, dalle scuole materne, alle carceri, a case di riposo ed orfanotrofi. Sorrido al pensiero che nel mio percorso di studente dalle medie all’università, spesso ero penalizzata quando si scopriva che dedicavo tanto tempo alla danza, ma da una passione è diventato un lavoro, un percorso di studio con un Master in coreografia, e mi chiedo quanti altri avrebbero potuto fare altrettanto ma hanno ceduto, con insegnanti che dovrebbero lasciare emergere, incoraggiare invece di limitare.

Pensa di restare in Italia, per il suo futuro, nonostanti le enormi difficoltà per reperire ingaggi e, paradossalmente, lo scarso interesse per l’arte, danza, musica ecc. della maggior parte degli italiani?

Sono sempre stata una guerriera e rimango tale! L’italiano ha estrema sensibilità e se comprende la differenza tra eseguire ed interpretare, lasciando da parte maschere tecniche, riesce a divenire un artista insostituibile. SpazioCorpo vuole essere un facilitatore in questo percorso che sbocca nella formazione estera. Pur restando in Friuli, sto terminando degli studi sulla Coreologia (analisi cinetica e coreografica) a Londra, e sto meditando di riprendere a danzare a livello internazionale. Inoltre ho trovato dei modi alternativi, nell’ambito della nuova economia, per finanziare futuri progetti internazionali di danza, qui in regione.

Fedele Eugenio Boffoli

Fotografie: Marcello Della Longa