Magistratura onoraria, stampella traballante della giustizia

Disagi e ritardi nei prossimi giorni per gli utenti della giustizia. I magistrati onorari protestano contro il progetto di riforma della giustizia varato dal Ministro Orlando che ne dequalifica il lavoro e ne aumenta la precarietà, con effetti negativi su tutto il sistema dei processi e della tutela dei diritti dei cittadini.
I magistrati onorari sono professionisti, in massima parte avvocati, che svolgono la funzione del giudice o del pubblico ministero in diversi ambiti della giustizia italiana, affiancando i magistrati ordinari e contribuendo in modo imprescindibile a smaltire l’enorme carico di processi. Sono lavoratori con poteri e responsabilità ma precari, pagati a cottimo e privi di tutele assicurative e previdenziali, insomma sottoposti a un vero e proprio “sfruttamento” da parte dello Stato, in barba alle direttive europee.
Enzo Varricchio ©2015 – e.varricchio@corrierepl.it
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22 novembre 2015
la giustizia sta arrivando

Vorreste essere giudicati da un giudice precario e pagato come una colf? Che ne sarebbe delle sue garanzie costituzionali di autonomia e imparzialità?

Sembra una prospettiva da terzo mondo e invece è ciò che accade ogni giorno in tutti i tribunali italiani. Ci sono 3.800 magistrati, cosiddetti “onorari”, che di onorario hanno davvero ben poco, visto che lo Stato italiano li sfrutta peggio di un caporale delle campagne del nostro Meridione.

Chi sono i magistrati onorari? Che cosa fanno? 

Sono professionisti, in massima parte avvocati, che svolgono la funzione del giudice o del pubblico ministero in diversi ambiti della giustizia italiana. A differenza dei magistrati professionali, cosiddetti “togati”, i quali superano un concorso nazionale per esami, gli onorari vengono selezionati per titoli, possono svolgere contemporaneamente la professione di avvocato, purché non nel circondario del tribunale in cui svolgono giurisdizione, restano in carica per un lasso di tempo determinato (un triennio, di fatto prorogato ad libitum) e senza ricevere una vera e propria retribuzione ma solo un’indennità per l’attività svolta (98 euro lordi ogni 5 ore di udienza, a parte i giudici di pace che la percepiscono anche per ciascuna sentenza).

Come può accadere tutto questo?

Nell’antica Roma ogni carica pubblica era per lo più elettiva e temporanea. I magistrati erano onorari nel senso che il munus publicum veniva loro affidato a riconoscimento di una carriera illustre.

Invece, secondo l’art. 106 della nostra Costituzione, i magistrati di norma devono superare un concorso pubblico, anche se è ammessa eccezionalmente la nomina elettiva di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli. Come spesso accade in Italia, l’eccezione è diventata la regola e, per tamponare la crescita esponenziale del contenzioso e vista la mancanza di fondi per assumere un numero maggiore di magistrati di carriera (cd. “togati”), il numero e le competenze degli onorari si è esteso a dismisura, finendo quasi per coincidere in primo grado con quelle dei togati.

Il nostro ordinamento giudiziario prevede varie figure di magistrato onorario, diversificate per poteri, funzioni, durata e compensi: il giudice di pace, Il giudice onorario di tribunale, Il vice procuratore onorario (con funzioni di pubblico ministero), il giudice onorario delle commissioni tributarie, il giudice onorario aggregato alle corti di appello, il giudice onorario del tribunale  e della corte di appello per i minorenni, l’esperto di sorveglianza, gli esperti della sezione specializzata agraria, i giudici popolari delle corti di assise.

La magistratura onoraria è così diventata la stampella della giustizia italiana, visto che sostiene a bassissimo costo la gravosa mole di oltre la metà del carico di processi pendenti e a quanto pare lo fa bene, visti i numeri delle sentenze e delle funzioni ausiliarie dei togati, tanto da rendersi insostituibile, come gli stessi magistrati professionali hanno più volte pubblicamente riconosciuto, da ultimo Giancarlo Caselli in un articolo di ieri su “Il fatto quotidiano” , nel quale chiarisce che di onorario e temporaneo in questi magistrati non è ormai rimasto più nulla, considerato che la maggioranza di loro svolge funzioni da molti anni a tempo pieno o semipieno in processi di elevata tecnicità.

La regolamentazione della materia, che doveva essere transitoria, a partire dal 1998 è rimasta immutata, andando avanti di proroga in deroga, sino a quando il ministro Orlando non ha deciso di licenziare il disegno di legge di riforma ora all’esame delle Camere, che di fatto sembra mirare più a un contenimento dei costi, piuttosto che a una reale riorganizzazione del sistema in grado di assicurare dignità e autonomia alla funzione giurisdizionale che gli onorari esercitano.

Infatti, a parte la positiva riunificazione delle varie categorie nell’”ufficio del processo”, al di là della previsione di un ulteriore aumento delle competenze, dal disegno di riforma non sortirebbe una vera stabilizzazione ma solo l’ennesima precarizzazione, anche se di lunga gittata (4 contratti di 3 anni ciascuno per un massimo di dodici anni di servizio), atteso che nulla è previsto in materia pensionistica, niente maternità, né malattie né ferie, per giunta l’entità dei compensi resterebbe immutata, se non addirittura ridotta.

Se si pensa che l’obiettivo del disegno di legge delega per la riforma organica della magistratura onoraria, presentato nell’ambito del pacchetto della riforma della giustizia del Governo, era la creazione di una figura più professionale e qualificata di magistrato con maggiori competenze e funzioni, in grado di garantire il buon funzionamento della macchina giudiziaria in tutte le giurisdizioni, si comprende che le aspettative sono state deluse.

Di qui una serie di iniziative di protesta. Qualcuno sta già denunziando l’Italia per violazione delle direttive europee che disciplinano i diritti dei lavoratori, i vice procuratori sono intenzionati a non garantire la loro disponibilità a coprire le udienze penali per il mese di dicembre, e i giudici di pace sciopereranno dal 23 al 30 novembre, il tutto con inevitabili gravi disfunzioni e ritardi nella già lenta macchina della giustizia.

E’ anche sorto il movimento denominato  “SeiLuglio” (www.seiluglio.it) per il coordinamento delle varie sigle di rappresentanza della magistratura onoraria, il quale, il 6 luglio 2015, ha elaborato un documento propositivo che prevede la trasformazione dell’esercizio delle funzioni onorarie in attività lavorativa, a tempo pieno o semipieno, e il riconoscimento delle tutele tipiche dei lavoratori a chi tali funzioni deve svolgere, adeguando la normativa interna al diritto europeo.

La stampella della giustizia traballa. Comincia un braccio di ferro dagli esiti incerti. Il governo saprà tenere conto delle istanze degli onorari e dell’interesse dei cittadini a una giustizia “onorabile”?