Chiesti 28 milioni di risarcimento a giornalista de L’Espresso

22 dicembre 2014
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A citare in giudizio Fabrizio Gatti è stato, tra gli altri, l’ex vicepresidente di Confindustria Monza e Brianza, che nel 2013 sequestrò e minacciò di morte il cronista

Ventisette (27) milioni di euro di risarcimento. È quanto chiesto a Fabrizio Gatti, giornalista de l’Espresso, da Mario Barzaghi, l’ex vicepresidente di Confindustria Monza e Brianza che nel 2013 aveva sequestrato e minacciato di morte il cronista dopo un’intervista. Anche un sindaco della Lega Nord e un capitano dei carabinieri, di cui Gatti aveva parlato nell’inchiesta “In Brianza tra Lega e clan“, chiedono indennizzi al giornalista, per un altro milione di euro circa. Barzaghi vuole inoltre un risarcimento anche dal Gruppo Espresso: 900mila euro.

A darne notizia è stato lo stesso Gatti il 17 dicembre, sul sito dell’Espresso: “Ora Barzaghi, dopo le minacce nei miei confronti ripetute anche davanti ai carabinieri, invece di prendersela con se stesso o con i suoi ex soci, il sindaco e il capitano, o il prestanome dei Casalesi con cui hanno firmato accordi, se la prende con me. E chiede un risarcimento tale che, se il giudice del Tribunale di Monza dovesse dargli ragione, impegnerebbe me, la mia famiglia e i miei nipoti per non so quante generazioni a lavorare per lui”.

Nell’atto di citazione al giornalista, Barzaghi chiede complessivamente, per lui e due sue società, 26 milioni e 900mila euro. Il capitano Luigi Spenga chiede invece a Gatti mezzo milione di euro, mentre il sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, ne reclama 400mila.

L’INCHIESTA DI GATTI – Il giornalista raccontò che una società creata dall’allora vicepresidente di Confindustria Monza e Brianza, dal sindaco di Seregno e dal capitano dei carabinieri, aveva stretto accordi con un’altra società messa in seguito “sotto sequestro dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – spiega Gatti – perché accusata di appartenere da lungo tempo alla costellazione di imprese dei boss dei Casalesi”. In seguito all’inchiesta del giornalista, Barzaghi si dimise dalla carica in Confindustria, il capitano fu trasferito, e tutti i consiglieri comunali leghisti di Seregno si dimisero, contro la decisione del sindaco di rimanere al suo posto.

LE MINACCE – Il 10 aprile del 2013, dopo un’intervista video, nella quale Barzaghi aveva ammesso i suoi rapporti con il sindaco, il capitano e un prestanome del clan dei Casalesi, l’allora vicepresidente di Confindustria Monza e Brianza impedì a Gatti di uscire dall’ufficio e lo trattenne per un’ora. “Di qua non esci, ti spacco il muso, sei un impostore!”, “Adesso ti spacco la telecamera sulla testa. Io lo ammazzo questo qua, lo accoppo”, sono alcune delle frasi pronunciate da Barzaghi. Solo l’arrivo dei carabinieri permise a Gatti di lasciare l’ufficio.

DF

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